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Riaperta la pieve di Michelangelo domenica la prima cerimonia
Chiusa nel 2012 perché rischiava di crollare, sono finalmente terminati i lavori di ristrutturazione Don Hermes: inaugurazione non ancora fatta ma io ci ho già celebrato un battesimo e un matrimonio
SERAVEZZA. Le campane della Pieve San Martino sono tornate a suonare. Domenica hanno fatto eco in tutta la valle della montagna seravezzina, per regalare un momento di magia a chi ha deciso di unirsi in matrimonio lassù. Don Hermes Luppi ha sposato sotto il rosone di Michelangelo una coppia versiliese, Sara e Fabrizio. Così, dopo quattro anni di lavori di consolidamento del tetto e delle fondamenta, la chiesa de La Cappella è tornata a vivere, e a veder sorridere nuove coppie di sposi. Presto sarà organizzata anche una festa inaugurale pubblica: c’è da ringraziare un bel po’ di cittadini e istituzioni se oggi la Pieve è tornata agibile.
Nel 2012 fu chiusa, perché rischiava di crollare, dopo la rottura di una delle catene centrali; e successivamente puntellata. Oggi questo affascinante patrimonio artistico è stato salvato grazie anche alle donazioni private. Solo la Fondazione Mite Giannetti D’Angiolo ha elargito 150mila euro. Altrettanti la Fondazione Cassa di Risparmio di Lucca.
Intanto Don Hermes Luppi ha dato la precedenza ai riti religiosi, senza perdere altro tempo. Ha concesso alla prima coppia di celebrare il matrimonio già questo weekend. È una delle mete più ambite della Versilia per sposarsi. Oltre ad essere una Pieve Romanica, è affascinate perché è incastonata tra il monte Altissimo e i paesini collinari di Seravezza.
«La chiesa è pronta - ha detto Don Hermes - manca soltanto la cerimonia ufficiale di inaugurazione. Tuttavia ho deciso di privilegiarla subito in funzione dell’uso, e per necessità di celebrare un battesimo domenica mattina, e il matrimonio di Sara e Fabrizio il pomeriggio».
Ma comunque in nome di una festa, e sotto una pioggia di chicchi di riso, le porte della Pieve San Martino si sono di nuovo aperte. Protette dal prezioso occhio di Michelangelo. È infatti quest’ultimo - attribuito ad un disegno dello stesso Michelangelo Buonarrot, o perlomeno a quello di un suo allievo - che dà a questo bene architettonico un valore aggiunto, unico in tutta la Versilia.
«È stato un matrimonio dei sospiri - ha raccontato don Hermes. Prima perché gli sposi, che avevano prenotato nel 2015, hanno atteso con incertezza fino all’ultimo che la chiesa fosse pronta per la cerimonia. Poi c’è stato il sospiro per il brutto tempo. Ma nonostante questo è stato vissuto allegramente e anche loro si sono prestati moltissimo ad aiutare a preparare la chiesa essendo gente di qua».
Dunque la Pieve torna fruibile come prima: ogni domenica mattina alle 11 sarà celebrata la tradizionale messa, e tante coppiette saliranno lassù per giurarsi amore eterno. Alcune di loro stavano proprio aspettando la fine dei lavori di ristrutturazione.
La chiesa Michelangelo, di proprietà della diocesi di Pisa, era stata chiusa dopo un cedimento strutturale del terreno, che aveva causato nelle pareti marmoree crepe visibili. E aumentato quelle già esistenti. I lavori svolti in questi anni - che si aggirano intorno ai seicento/settecentomila euro - hanno permesso di consolidare tutta la chiesa con micropali e sottofondazione lungo tutto il perimetro dell’edificio, oltre che alleggerire il tetto. Per lungo tempo la Pieve è stata sorretta da un costoso puntellamento, in attesa di fondi per procedere con i lavori. Il primo aiuto è giunto dalla Conferenza episcopale italiana in 250 mila euro.
Aiuto è arrivato anche da due comitati cittadini costituitisi con lo scopo di intercettare contributi e donazioni. «I lavori sono conclusi - spiega Lorenzo Belli, del comitato Salviamo la chiesa Michelangelo - ma mancano ancora 70 mila euro, che al momento sta anticipando con un fido la parrocchia di San Martino, nella figura di Don Hermes».
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