Il presidio
A ottantasei anni scopre di avere una sorella
Il 25 aprile la incontrerà per la prima volta a Stazzema: così approda in Versilia una lunga storia iniziata a Siena
STAZZEMA. Sono cresciute in due contrade vicine e alleate, senza mai incontrarsi. Senza sapere di essere sorelle. Ilde, del Bruco, arrivata a Stazzema per amore negli anni Sessanta, e Giancarla Franca, della Torre, che da Siena, invece, non se n’è mai andata. Per scoprire che erano tutte e due figlie di Eugenia Masti, ci sono voluti ottant’anni, e l’inarrestabile curiosità del nipote di Giancarla Franca, Christian Riccucci, che l’estate scorsa, in ospedale per assistere la nonna, ha scoperto di Eugenia e di una storia fino ad allora ignorata da tutti.
«L’ultima gioia dopo aver vinto il Palio, mi disse la nonna, sarebbe quella di sapere chi era mia madre» racconta Christian, 33 anni di Siena. Da quel momento l’uomo ha cominciato la sua ricerca matta e disperata tra certificati di nascita degli anni Venti e Trenta e altri documenti di inizio secolo scorso.
Sei mesi di ricerca, fino a scoprire che Giancarla Franca aveva una sorella, Ilde, a Stazzema. Il 25 aprile Christian Riccucci e la nonna, saranno a casa di Ilde per il secondo incontro tra le due donne. Il primo c’è stato a Siena, nel febbraio scorso.
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Tutto ha inizio nel ’26, quando Eugenia Masti lascia il marito per amore di un altro uomo. Tre anni dopo nasce Ilde, figlia illegittima, per il diritto di famiglia di quegli anni. «Eugenia va a partorire in un istituto privato a Montepulciano, dove le viene garantito l’anonimato».
A separare le due sorelle, sei anni dopo, è stata la fretta di venire al mondo di Giancarla, partorita all’ospedale Santa Maria della Scala di Siena invece che a Montepulciano. «Era il 1935. La nonna - racconta Christian - è nata prima per delle complicazioni».
All’ospedale di Siena la registrano come figlia del marito di Eugenia, ma quando lui lo viene a sapere, non la riconosce. «Ilde - prosegue il nipote - è rimasta con sua madre fino a che lei non è morta, mentre mia nonna è stata data in adozione». Ha saputo di essere stata adottata quando è andata a fare i fogli per sposarsi. «In Curia non volevano farglieli perché era figlia di n.n.», di genitori sconosciuti.
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«Quando ha avuto l’infarto, l’estate scorsa, mi ha detto di quel suo desiderio, e io ho capito. E’ cominciata così una caccia al tesoro - ricorda Christian Riccucci - Sono saltato da un documento all’altro e dopo mesi sono riuscito a ricostruire le vicissitudini della mia famiglia, scoprendo che c’era una sorella». Era Ilde, 85 anni, che mezzo secolo prima aveva sposato un massese e, da Siena, era approdata a Stazzema. «Quando ho scoperto tutto questo, ho chiamato a casa di Ilde facendo finta di essere uno studioso impegnato in alcune ricerche sulle famiglie di origine senese. Non potevo dirle, a quell’età, che aveva una sorella. Così - prosegue Christian - mi sono fatto passare la figlia. In un primo momento mi ha riattaccato il telefono dicendo poche parole. Poi, nel cuore della notte, mi ha richiamato e io le ho inviato tutti i certificati che avevo trovato in mesi di ricerca».
Ottant’anni da figlie uniche per poi, in un giorno di inverno, scoprire che così non era. Che, in un certo senso, appartenevano alla stessa contrada.
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