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Maxi sequestro di arselle, il ristoratore: "Così fan tutti"
Viareggio, Capitaneria e Asl trovano oltre sessanta chili di anime di telline da Massimo: "Sono venuti già tre volte in quattro mesi, neanche fossi un mafioso"
VIAREGGIO. Per gli spaghetti alle arselle, c’è da attendere. Al ristorante Massimo, a Città Giardino, la cena a base di telline è saltata. Venerdì scorso gli uomini della Capitaneria di porto, insieme al personale dell’Azienda sanitaria locale, hanno sequestrato 62 chili di arselle pronte per essere servite in tavola. Oltre mezzo quintale di prodotto già sgusciato e cotto - che corrisponde a circa sette quintali di telline lavorate - scoperto in pieno periodo di divieto di raccolta, detenzione e vendita: in vigore ad aprile per consentire il ripopolamento della specie.
La Capitaneria ha messo i sigilli a due congelatori pieni di anime, e per il titolare del ristorante, Massimo Bongi, è scattata una multa da 1.500 euro. Lui però, si difende senza ipocrisia. «Qui - dice - le cucinano tutti le arselle. A Viareggio abbiamo questo. Si sono presentati in cinque nel mio ristorante, nemmeno fossero venuti a prendere un mafioso».
Per Bongi, che ha riaperto lo storico ristorante di via Buonarroti il 18 dicembre scorso, quello di venerdì è l’ennesimo controllo in pochi mesi. «Da dicembre - spiega il ristoratore - sono già venuti tre volte. Mi sembra del tutto fuori dalla norma. Ma come si fa a lavorare in queste condizioni?»
Durante l’ispezione della Capitaneria, nel locale di Bongi sono stati trovati anche 18 chili tra mazzancolle, ricciole, polpi e aragoste, conservati in buste di plastica senza etichetta. Molluschi e crostacei, probabilmente frutto di pesca sportiva, sono stati sequestrati perché privi di qualsiasi forma di rintracciabilità.
Ma la fetta più grande dei prodotti sequestrati è quella delle arselle. «Mi hanno chiesto da dove provenissero. Io - racconta il ristoratore -ho risposto “dal mare”, “da gente che si impegna e che fatica”. È così. Vengono, lo sanno tutti, dalle persone che non hanno lavoro. Famiglie con figli, senza stipendio, che tirano avanti vendendo le arselle, e che poi bussano alla mia porta e si raccomandano di comprarle. “Non abbiamo da mangiare” mi dicono, e io le prendo. Tutti i ristoranti hanno le arselle. Io - continua - lavoro uguale. Non sono gli spaghetti che fanno la differenza. Però voglio mettere in chiaro che non ho fatto niente di male. Non è successo niente. Perché invece di venire da me, non controllano gli scarichi nei fiumi e non vanno a vedere quante arselle morte ci sono per l’inquinamento delle acque?».
Così fan tutti, dice il titolare del ristorante Massimo, eppure la Capitaneria, sempre nell’ambito dell’operazione che ha portato al maxi sequestro di venerdì scorso, conclusa formalmente ieri mattina, ha ispezionato altri sei locali a Viareggio. Qui non sono state trovate arselle, e quindi non sono stati emessi provvedimenti di alcun tipo a carico dei ristoratori.
Gli accertamenti sono scattati dopo il sequestro di otto chili di telline sul lungo canale Burlamacca, avvenuto la mattina del 7 aprile, quando gli uomini della Capitaneria di Porto, insieme a quelli dell’Azienda sanitaria locale, hanno beccato e multato, con una sanzione da 2.000 euro, un venditore abusivo di arselle. A chi erano destinate? Da questa domanda è partita l’operazione congiunta messa a segno negli scorsi giorni.
L’obiettivo era quello di scoprire a chi giova, alla fine della fiera, la vendita delle telline. Per questo le verifiche si sono spostate dall’offerta alla domanda. Ovvero: dai pescatori ai ristoratori. «L’intensa attività di questi giorni - spiega il comandante in seconda Federico Giorgi -ha come finalità quella di scoraggiare comportamenti illeciti per tutelare i consumatori finali, ma anche i diversi attori della filiera che rispettano le regole e che vengono danneggiati proprio da queste azioni scorrette. Parliamo quindi di tutele anche nei confronti degli altri ristoratori».
Secondo Massimo Bongi però, quasi nessuno a Viareggio nega un piatto di spaghetti alle arselle al cliente che lo chiede.
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