Il Tirreno

Versilia

Principino, cercasi gestore per non perdere l’estate

di Donatella Francesconi

L’assessore Valter Alberici: se conoscete qualcuno o siete interessati ditelo Dopo due bandi andati deserti lotta contro il tempo per salvare la stagione

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VIAREGGIO. «Se trovate qualcuno....» mormora quasi tra sé l’assessore Valter Alberici seduto in commissione di vigilanza e controllo sulla Viareggio Patrimonio. Dopo due bandi per la gestione pubblicati ed andati deserti, ora è corsa contro il tempo per trovare qualcuno che si faccia avanti per salvare almeno la stagione del Principino. «Vediamo se si inventa qualcosa per non chiudere lo stabilimento», sono le parole del curatore fallimentare, Donato Bellomo. Consapevole della condizioni in cui si trova oggi la struttura, del fatto che non si possano certo chiedere cifre astronomiche e che chi se lo accolla per tre mesi deve rimettere in moto una “macchina” ferma da un anno. Clientela compresa, i cui dati sarebbero stati “dirottati” verso un vicino stabilimento balneare, come racconta radio-Patrimonio.

Bellomo è netto nel presentare ai consiglieri comunali la fotografia della realtà. E diversamente non potrebbe essere: «Parte del patrimonio della Viareggio Patrimonio non è più disponibile a causa delle azioni esecutive individuali». Alcune delle quali - va ricordato - non hanno trovato opposizione.

A maggior ragione per il curatore fallimentare si impone di realizzare le cifre massime possibili dalla vendita dei beni che non devono deperire. Per questo Bellomo ha annunciato in commissione (alla presenza di un rappresentante dei gestori della piscina) la proposta fatta al Comitato associazioni sport acquatici: occuparsi della manutenzione e della vigilanza della piscina, che si trova in una zona a rischio. I tempi per capire cosa fare del bene «non potranno essere lunghi» ha voluto rimarcare Bellomo aggiungendo una considerazione sul semestre di esercizio provvisorio concesso dal Tribunale ed ormai terminato: «Dei comodati si era parlato addirittura ad ottobre » (ed oggi non ci sono) ed il giudice ha dato tutto il tempo necessario affinché l’amministrazione comunale assumesse tutte le determinazioni necessarie». Ed oggi rimangono appena due mesi. Per affrontare una mole di lavoro consistente e che pone molti problemi, come si capisce nel guardare la fotografia presentata dal curatore. Che ieri ha fornito anche qualche cifra. A partire da quei 900.000 euro (dato al 2014) che costituiscono per la Patrimonio «il peso in termine di perdita» per la sola gestione degli impianti sportivi della città. A questo si aggiungono le cifre del dare/avere: con la Patrimonio che deve riscuotere dai gestori 800.000 euro ma a loro ne deve 452.971,48. E se per piscina, Palasport, campo Del Chiaro e Centro Polo, la destinazione è la vendita, quelli in concessione tornano invece al Comune. Che dovrebbe chiuderli, visto che le convenzioni con i gestori sono per la maggior parte scadute da tempo (alcune dal 2008) e la legge, inoltre, non consente il proseguimento dell’attività ai gestori che siano morosi. A questo si aggiunge che «le convenzioni, se attivate, manderebbero e manderanno in crisi gli impianti sportivi». Convenzioni che Bellomo non esita a descrivere come «figlie di una stratificazione temporale e politica».

La piscina in cifre. Infine, qualche numero anche sulla piscina: «Tenerla aperta è una rimessa clamorosa», spiega il curatore. Solo di Imu la cifra da pagare è pari a 62.000 euro e per tenerla aperta solo per i prossimi due mesi, sicuramente più caldi che freddi, sono necessari 25.000 euro al mese. «La piscina - che incide oggi per 22-23.000 euro al mese in termine di costi fisici sulla società - è un bene la cui onerosità in termini di gestione è evidente. Da qui la maggiore criticità di questo impianto».

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