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Ancora sette sgomberi da eseguire
Ci sono alloggi occupati da oltre vent’anni ma anche affitti non pagati per 1.700.000 euro che il Comune deve ad Erp
VIAREGGIO. Il giorno dei primi sgomberi, con una parte del quartiere Varignano blindato, c'era in giro aria di Natale. Era inizio dicembre 2012 e a Viareggio governava il commissario prefettizio Domenico Mannino, dopo la caduta dell'amministrazione di centrodestra guidata da Luca Lunardini. Nel luglio dello stesso anno il sopralluogo ad una casa popolare occupata da un uomo che era morto in quegli stessi giorni aveva scatenato l'assedio al Comando della polizia municipale. Per gli sgomberi di dicembre arrivarono i blindati e tutto si risolse senza scontri, grazie alla mediazione della allora dirigente del commissariato, Rosaria Gallucci. Che ritroveremo, a gennaio 2014, sulla soglia del Municipio a fronteggiare, questa volta, l’assedio al Palazzo comunale. Immagini analoghe a quelle che si sono viste mercoledì pomeriggio, con Raffaele Gargiulo sullo stesso portone.
Fu l'era del governo Mannino a scoperchiare il "pentolone" degli illeciti consumati dietro le porte delle case popolari viareggine. E fu la testardaggine di Giulio Marlia, storico dirigente del settore cultura del Comune trasferito al sociale, a far aprire gli armadi della vergogna e a portare l'esito della ricognizione sul tavolo del sostituto Procuratore Antonio Mariotti. Esitare nel disporre i decreti di sgombero era impossibile, vista la stratificazione nel tempo delle situazioni: 35 gli alloggi che all'epoca risultavano in mano a persone che non avevano titolo per abitarvi e il cui insediamento risaliva al periodo compreso tra il 1994 ed il 2011; 17 invece gli alloggi all'epoca di fresca occupazione, per i quali la Procura di Lucca - sollecitata dal Comune - avviò gli sgomberi.
Mentre si cercava di fare luce su vent'anni di un buio che comprendeva anche le morosità verso Erp: 1.286.728 nel 2012, che sono diventati oggi poco più di 1.700.000 euro.
Negli stessi anni fu il "Tirreno" a raccontare, documenti alla mano, che esisteva un'altra casistica di abusivi: quella di chi era rimasto a vivere in alloggi intestati a familiari deceduti e oggi vi abitava (e abita) senza averne più i requisiti, primo fra tutti quello del reddito. Magari dato da attività commerciali, anche note. Nei lunghi anni di illeciti sommati ad illeciti, ricordava Marlia al "Tirreno" nel marzo 2013 - «è emerso che vi erano state perfino denunce alla Procura. Poi, però - perlopiù intorno alla metà degli anni Duemila - i procedimenti avviati sono stati interrotti». L'attenzione - spiegava Marlia fornendo qualche numero - «si è concentrata, dopo le verifiche necessarie a firmare le ordinanza di rilascio, su venti famiglie: dodici arrivati nell'alloggio popolare, a suo tempo, sfondando; e otto subentri senza titolo. I dodici nominativi riconducibili ad occupazioni sono stati segnalati alla Procura di Lucca». Per quanto riguardava, invece, le occupazioni messe in atto nel 2012, restavano all'epoca, ancora undici occupanti dei 23 iniziali. Oggi mancano ancora sette sgomberi. Mentre chi usufruiva di alloggi popolari senza averne diritto (ma non avendo sfondato) ha scelto, in molti casi, di lasciare spontaneamente le abitazioni.
Dopo l'assalto al Municipio del gennaio 2014 (Giunta Betti) fu la Prefettura di Lucca a riunire amministrazione, Erp, Procura, forze di polizia intorno ad un tavolo per trovare una soluzione, pur consapevoli che gli sgomberi non potevano che proseguire. Ed arrivò - nell'aprile 2014 - la delibera 66 (lo ricorda l’ex assessore Isaliana Lazzerini) con la quale si reperivano risorse destinate a nuclei familiari composti da minori o portatori di handicap e con un reddito Isee sotto la soglia di povertà per dare la possibilità di fronteggiare una nuova soluzione abitativa. La delibera valeva - fu concordato - anche per i nuclei familiari degli occupanti. Da lì a poco fu dissesto...E sembra una “Fiera dell’Est” senza fine...
Donatella Francesconi
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