Il Tirreno

Versilia

Nuovo impianto dei rifiuti stop dal crac Patrimonio

di Donatella Francesconi
Nuovo impianto dei rifiuti stop dal crac Patrimonio

Brusca frenata per il codigestore previsto alla Migliarina: Sea Risorse deve acquistare strutture e terreni dalla società pubblica in fallimento

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VIAREGGIO. La lunga, decennale corsa di Sea Risorse verso l’impianto per trattare i rifiuti organici insieme ai fanghi del depuratore inciampa nel fallimento della Viareggio Patrimonio. Che fa segnare uno stop repentino di fronte all’unica certezza che ogni fallimento comporta: il curatore deve fare gli interessi dei creditori, sopra qualsiasi altro interesse. Legge e Tribunale questa funzione gli assegnano e a questo mandato non può che attenersi chiunque accetti l’incarico di curatore fallimentare.

Anche nelle migliori storie d’amore si pensa che tutto possa proseguire uguale nel tempo. Così è stato tra Viareggio Patrimonio e Sea Risorse. La prima società, interamente pubblica ed “in house”, pur proprietaria di terreni ed impianti sul quale sorge la linea fanghi del depuratore di Gaia gestita da Sea Risorse non si è mai posta il problema di chiedere un centesimo alla seconda, pubblico-privata (Comune-Del Pistoia). Tanto che il liquidatore Marco Marchi, nella relazione consegnata al sindaco Del Ghingaro a fine 2015, rileva che «circa la linea fanghi del depuratore l'utilizzo è affidato a Sea Risorse in forza di una joint venture che in considerazione del drammatico stato finanziario cui versa la società è opportuno sia sciolta anche a causa del fallimento del partner Sea Progetti Srl». E - ciliegina sulla torta - «in sostanza la società (Viareggio Patrimonio, ndr) è proprietaria di un bene che sembrerebbe concesso in uso a terzi senza il pagamento di alcun corrispettivo».

Ieri, davanti alla commissione ambiente che la presidente Gloria Puccetti (Lista Del Ghimngaro) ha convocato nella sede Sea, l’amministratore delegato di Sea Risorse, Alberto Corsetti, ha spiegato: «La joint venture era stata siglata con la prospettiva di realizzare l’impianto di codigestione...C’era un determinato obiettivo da raggiungere...». Ma in dieci anni - è l’obiezione di Puccetti - «non ci si è arrivati...». Perché il progetto - è la risposta di Corsetti - è rimasto appeso alle decisioni dei Piani provinciale ed interprovinciali dei rifiuti, fino a che non è intervenuta la Regione a riprendersi di fatto la materia rifiuti.

E siamo arrivati ai giorni nostri. Quando il progetto è in fase di Valutazione di impatto ambientale da parte della Regione, il consiglio comunale ha approvato di recente la deroga ai vincoli edificatori per il capannone nel quale l’azienda intende avviare il progetto sperimentale finanziato dalla Comunità europea (1,3 milioni), ma non si sa a che titolo Sea Risorse può operare sull’area che la Patrimonio in fallimento deve vendere. «Sea Risorse - spiega Corsetti - ha bisogno di un titolo specifico per investire nel progetto su quell’area...». Così la società si è fatta avanti con il curatore fallimentare della Patrimonio, Donato Bellomo, consegnandogli una propria perizia (che è un po’ come far valutare casa del vicino...).

Al momento cifre non se ne possono fare: «Non è una grandezza di facile determinazione - spiega al Tirreno lo stesso Bellomo - in quanto non è commerciabile. Stiamo pensando al costo di ricostruzione, ma ci sono gli interventi eseguiti dei terzi...».

Eppure, alla domanda specifica del cronista, un preveggente Alberto Corsetti afferma che nell’investimento previsto, pari a cinque milioni, «è già previsto anche l’acquisto».

In questo quadro la stessa questione si pone per il depuratore gestito da Gaia, ma di proprietà della Patrimonio: l’impianto, vitale per una località turistica, torna al Comune solo se l’Ente pubblico - in dissesto - lo paga.

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