Il Tirreno

Versilia

Viareggio, il killer della Passeggiata non parla

Matteo Tuccini
I due avvocati difensori Massimo Landi e Gerardo Cembalo sul luogo del delitto
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I due avvocati difensori Massimo Landi e Gerardo Cembalo sul luogo del delitto

Abdel Fakhar non risponde al giudice: per ora resta in carcere. Sopralluogo dei suoi legali sul luogo del delitto

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VIAREGGIO. Il killer della Passeggiata sceglie il silenzio. Abdel Kader Fakhar si è avvalso della facoltà di non rispondere, nell’interrogatorio in carcere di fronte al giudice del tribunale di Lucca Silvia Mugnaini. Il trentenne originario di Casablanca (Marocco), che da un anno vive a Camaiore con una compagna - avevano anche progettato di sposarsi - è accusato di omicidio volontario: suo il coltello che ha trafitto tre volte Ayoud El Fadili, 26 anni, nel pomeriggio di giovedì 10 in Passeggiata. Fakhar, almeno per il momento, resta recluso a San Giorgio.

La scelta di non parlare, fanno sapere i suoi avvocati difensori Massimo Landi e Gerardo Cembalo, potrebbe essere rivista nei prossimi giorni. Quando arriveranno ulteriori novità dalle indagini. Fakhar, infatti, potrebbe veder aggravata la sua posizione: il fatto che abbia comprato il coltello un’ora prima del delitto (avvenuto alle 17,30 nella zona dell’Odeon) rischia di far scattare nei suoi confronti un’ulteriore accusa per aver premeditato il delitto. Ma non è tutto.

La polizia è convinta che il movente della lite tra la vittima e il fratello dell’assassino sia una pista falsa, o quantomeno non del tutto veritiera: per questo gli inquirenti stanno scavando nel mondo della droga. Ed è evidente che qualsiasi traccia in questo senso potrebbe modificare il quadro delle accuse. Per quanto riguarda il fatto che Fakhar non avesse il permesso di soggiorno, invece, da un punto di vista penale non ha conseguenze: il fatto che fosse, come si dice in gergo, “clandestino” non è punito dalla legge. Mentre la voce che su di lui pendesse un decreto di espulsione, a cui hanno dato credito anche alcune forze politiche nonostante gli inquirenti non l’avessero confermata, è falsa: non c’era alcun decreto pendente su Fakhar. Nel frattempo i suoi legali hanno fatto un sopralluogo sul luogo del delitto, per valutare il da farsi.

L’omicidio della Passeggiata resta un episodio inquietante. Quella che in un primo momento sembrava una lite banale si è trasformata in un pomeriggio di terrore. Con un giovane - tra l’altro sposato e ormai trapiantato in città da tempo - che è stato accoltellato a morte di fronte a una Passeggiata piena di gente. Bisogna dire che gli stessi connazionali di vittima e assassino, che hanno cercato di dividerli, sono stati decisivi nella cattura dell’omicida: sono stati loro a mettere la polizia sulla pista giusta. Questo gli inquirenti lo hanno chiarito fin da subito, per evitare speculazioni sul fatto che si trattasse di due stranieri. Speculazioni che, ovviamente, sono arrivate nel giro di pochi secondi. Una cosa è certa: i capannelli in piazza D’Azeglio e all’inizio della Passeggiata, in piazza Piave, alla stazione o in pineta non hanno nulla a che vedere con la normalità quotidiana. Sono punti di ritrovo e smistamento dello spaccio di droga, e non possono essere tollerati. Le forze dell’ordine ne sono consapevoli, e hanno promesso che lavoreranno ancora di più per scoraggiare gli spacciatori.

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