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Versilia

la ferita

Versilia senza pini fra indifferenza e grande amore

I pini giù come birilli nella Forte dei Marmi devastata dal tornado: era il 5 marzo 2015
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I pini giù come birilli nella Forte dei Marmi devastata dal tornado: era il 5 marzo 2015

Un anno fa l’uragano che distrusse le pinete ma si discute ancora su come ripiantumare

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La natura e la letteratura. I pini della Versilia, certo, ma sempre accostati a chi li ha cantati, raccontati, amati ed odiati.
E così il 5 marzo dello scorso anno i siti dei grandi giornali uscirono fin dalla mattina raccontando la fine dei pini di D’Annunzio, ma anche del verde amato dalla famiglia Moratti e da tanti scrittori e pittori.
Non è selvaggia, né incontaminata quella striscia di terra che va dal Serchio alla foce del Cinquale (che poi è il titolo del capolavoro di Carlo Carrà). La Versilia non esiste senza il filtro di chi l’ha raccontata, poetizzata, dipinta. Anche demonizzata, come negli anni cupi del caso Lavorini, il primo rapimento di un bambino in Italia, quando le pinete erano viste come sentina di ogni vizio.
E allora, un anno dopo l’uragano di vento che ha abbattuto dodicimila piante e rasa quasi al suolo la pineta della Versiliana, si fanno e disfanno i conti. E alla fine quelli tornano e raccontano di un rapporto ancora privilegiato fra artisti, appassionati d’arte ed imprenditori. Sono i conti della grande asta aperta a settembre dal ministro della cultura Dario Franceschini che ha raccolto le sculture, grandi e piccole, donate dagli artisti di Pietrasanta (da Ciulla a Trotta a Finotti) e acquistate dagli imprenditori che amano la riviera. I nomi sono top secret, ufficiale è il conto finale. Sono stati raccolti oltre 265.000 euro, una colletta voluta con grande tenacia da Maria Antonietta Di Benedetto, bella signora milanese con casa in Versilia, che ha fondato “Piùforte del vento” la onlus che si propone di riportare a prima del 5 marzo 2015 le pinete della Versiliana e di villa Bertelli, altro polmone verde di Forte dei Marmi.
Con Di Benedetto ha lavorato come una pazza a contattare gli artisti, la gallerista tosco-veneta Flora Bigai e Michele Marcucci, vicepresidente della onlus, ormai enotecaro-mecenate, erede di una tradizione di ristoratori che in Versilia hanno sempre vissuto (e aiutato) gli artisti.
Fin qui il bello ed il giusto. Ma dietro quei parchi spelacchiati, dietro i troppi alberi non ripiantati (colpevolmente) dai privati, c’è una borghesia non più “illuminata” se non dai soldi degli ex sovietici. Girando per le strade di Roma Imperiale, di Fiumetto, di Vittoria Apuana si scopre che allo sforzo di pochi si sovrappone l’avarizia di altri. Avari verso la Versilia, verso i propri figli, verso l’idea che questa terra non è solo una sanguisuga da turisti, ma è generosa con chi la sa capire e interpretare. Come Maria Antonietta, come Flora, come la stessa Milly Moratti, sempre presente quando c’è da difendere l’ambiente e la sua Forte.
Oggi la Versiliana, dove Romano Battaglia abbracciava i pini in un amore panico, è un grande prato dove non nascono speranze ma polemiche. Chi vuole tornare alla vecchia Selva Feronia, quella ante-pini, fatta di lecci e querce. Chi rivuole il suo pino, manco fossimo a Posillipo. E chi vorrebbe trasformare la pineta di D’Annunzio (ma anche di Susanna Agnelli e dei Vanzina di Sapore di mare) in un elegante giardino all’inglese, con tanto prato e qualche laghetto coi cigni.
La battaglia è aperta, e tutti sparano gran bordate. Dal sindaco di Pietrasanta, Massimo Mallegni, ad Italia Nostra fino alla Soprintendenza ai monumenti.
La Versilia senza i pini - basta girarla oggi in bicicletta - è una Rimini senza quell’energia ormonale che i ragazzi rovesciano sulle spiagge della Romagna.
Villa Pacelli - sì la famiglia del papa più controverso del Novecento - aveva un parco solo di bei pini, ad oggi non ne è stata rimessa una pianta. Un po’ il simbolo di una certa indifferenza. O forse di quest’Italia: divisa fra chi esce dal suo cancello, anche temendo cosa c’è fuori, e chi teme che anche un pino rimpiantato possa essere troppo d’affare, di affanni, di cure.

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