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Un anno e mezzo per un esame al seno con l’Asl
Il racconto: «Pensavo a un errore e invece no. Mi chiedo: per cosa paghiamo le tasse?»
VIAREGGIO. Sara, nome di fantasia, ha 72 anni, è di Pietrasanta e nel dicembre scorso si è vista prescrivere dal suo medico curante una mammografia di controllo. Ieri mattina, dopo alcune settimane di attesa, ha finalmente saputo quando potrà fare l'esame in questione: il 6 giugno. Del 2017. In sostanza fra 15 mesi.
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«Sul momento - racconta il marito di Sara - ho pensato ad un errore. Ho chiesto di ricontrollare la data: probabilmente è il 6 giugno 2016, ho detto ad alta voce all’addetta. Supposizione errata: giugno 2017. Considerando che l’esame è stato richiesto nel mese di dicembre dello scorso anno, si può dire che per una mammografia dietro prescrizione medica da eseguirsi all’ospedale Versilia, bisogna attendere un anno e mezzo. Domanda: ma è normale tutto questo?». Non lo è, ovviamente e infatti, sono sempre di più le segnalazioni, sui tempi di attesa, per visite controlli, che arrivano dai cittadini.
«C’è da augurarsi che mia moglie non abbia problemi, che non vi siano particolari urgenze, ma un fatto è certo: siamo stupiti e preoccupati. Non si possono aspettare 15 o 18 mesi che siano per un esame diagnostico molto importante e che è se è stato richiesto da un medico avrà pure la sua motivazione. È questa la sanità pubblica per la quale paghiamo tasse e ci sacrifichiamo per una vita intera? La verità è che non possiamo abbassare la testa di fronte a queste ingiustizie - insiste il marito di Sara - In un paese minimamente civile non si può fare richiesta per un controllo medico nel dicembre 2015 e vederselo dare nel giugno 2017. Certo, c’è sempre la possibilità di ricorrere alla prestazione privata completamente a pagamento, e in questo modo accorciare i tempi, ma non tutti possono permetterselo con facilità. E qui si torna al punto di partenza: se pago le tasse devi darmi un servizio sanitario adeguato e con una tempistica accettabile. Vorrei sapere qual’è il pensiero dei dirigenti dell’Asl preposti di fronte all’assurdità di queste situazioni dove gli appuntamenti vengono dati a distanza di mesi o di anni. È follia, ma soprattutto si rischia di venire a conoscenza di una patologia in ritardo, con quello che ne può conseguire per la salute delle persone interessate».
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