Don Antonio, crociata anti-rione
«Se invece di una chiesa ci fosse stata una moschea, certe cose non le avrebbero permesse»
VIAREGGIO. «Mi piacerebbe sapere se invece che di una chiesa si fosse trattato di una moschea o di una sinagoga. Mi piacerebbe sapere se le autorità civili avrebbero avuto lo stesso atteggiamento avuto nei nostri riguardi, dando il permesso a camper del cibo e orchestrine di stazionare praticamente alle porte della nostra basilica. Vorrà dire che l'anno prossimo in caso di pioggia aprirò direttamente il portone e farò ballare la gente all'interno della chiesa». E' ovviamente una provocazione quella che don Antonio Tigli, parroco della chiesa di Don Bosco al Marco Polo, lancia dall'altare prima della benedizione alla fine della messa. Nella domenica che chiude il fine settimana con il rione Marco Polo.
Effettivamente per entrare e uscire dalla chiesa, durante il giorno, c'è da fare lo slalom tra cavi, tir, cassonetti, banchetti e stand di ogni forma. Da dopo il tramonto è quasi impossibile accedervi. Ma più che logistico il problema è legato ad una questione di rispetto: del luogo e del tempo cristiano.
Non è la prima volta che il parroco di don Bosco dichiara la sua disapprovazione nei confronti del Carnevale che troppe volte la domenica distrae giovani e meno giovani dalle funzioni sacre, ma lo sforamento in tempo di Quaresima con tanto di festa rionale (peraltro raddoppiata) praticamente sulla soglia della sua chiesa è davvero troppo. Don Antonio non ci sta e in qualche modo cerca la collaborazione dei suoi parrocchiani, spronandoli a far qualcosa: «Di fronte alla nostra parrocchia ad una certa ora del giorno succede di tutto e nessuno dice niente, anche voi state zitti». E' l'esternazione di una sofferenza e il tentativo di creare una coscienza critica, nonché un invito a scendere in campo per difendere la propria fede e il luogo del culto.
Stanco di essere solo a contrastare questa invasione del divertimento, fatto di alcool e di sballo, davanti all'uscio della sua chiesa, don Antonio chiede la collaborazione dei parrocchiani perché si facciano portavoce magari con una petizione o altre richieste formali, per trovare una diversa collocazione del baccanale.
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