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Cerpelli alla Regione: l’azienda chiude

 Cerpelli alla Regione: l’azienda chiude

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FIRENZE. La Finder vuol chiudere la Cerpelli. Lo si era capito e i dirigenti della Finder, proprietari a dello stabilimento lo hanno ribadito anche alla Regione. La Regione – si legge nel comunicato ufficiale arrivato da Firenze – «aveva chiesto all'azienda di soprassedere alla decisione di chiudere lo stabilimento, che vede impiegati trenta dipendenti, e di aprire un confronto con le organizzazioni sindacali per valutare l'utilizzo degli ammortizzatori sociali per gestire le difficoltà che attraversa il settore ed eventuali esuberi».

Per l'azienda, che ha uno stabilimento più moderno e di proprietà a Merate in provincia di Lecco (il quale conta 110 dipendenti), non ci sarebbero però le condizioni e di questo il consigliere del presidente per le politiche del lavoro, Gianfranco Simoncini, ha informato i sindacati. La Regione – si legge ancora – «è disponibile ad un eventuale nuovo incontro congiunto, su richiesta delle organizzazioni sindacali. La Regione si era anche già impegnata a sostenere un'eventuale coinvolgimento del Ministero allo sviluppo economico, nel caso di esito negativo del confronto in sede locale e regionale.

«All'azienda Simoncini aveva chiesto di utilizzare i giorni prima della nuova riunione per riflettere ancora sulla possibilità di utilizzare gli ammortizzatori anche come strumento, laddove non fosse possibile evitare la chiusura, capace di favorire la ricollocazione dei lavoratori o un diverso utilizzo dello stabilimento».

Niente stop alla chiusura, tutti a casa e vai. Lo ribadisce anche il comunicato scritto dalla rsu dell’azienda. «Simoncini ha rappresentato alla Rsu aziendale e all'organizzazione sindacale presente, l'esito dell'incontro avuto lunedì con la dirigenza Finder. L'azienda ha confermato la propria volontà di procedere con la cessazione dello stabilimento versiliese in tempi rapidi, senza cedere alle pressioni mosse dalla Regione circa l'attivazione degli ammortizzatori sociali, finalizzati al superamento della fase di crisi del Gruppo. «Come rappresentanti dei lavoratori abbiamo ribadito la necessità di individuare un percorso alternativo alla chiusura, facendo notare che nella procedura avviata sono presenti alcuni vizi di forma che potrebbero invalidarla anche in un secondo momento».

«Riteniamo – continua il comunicato del sindacato interno – a questo punto necessario, prima di ricorrere all'attivazione del tavolo ministeriale, andare a verificare nell'incontro del 16 febbraio le intenzioni dell'azienda, anche a fronte del verbale sottoscritto lo scorso 2 febbraio, in cui questa si era impegnata a valutare soluzioni alternative alla cessazione annunciata». In realtà la valutazione finale sembra più che chiara: si chiude. «Resta molto teso quindi il clima aziendale fra i trenta lavoratori di Querceta, che nonostante i buoni risultati del sito dal punto di vista produttivo, si sono visti inspiegabilmente recapitare una comunicazione di cessazione di tutte le loro attività. I lavoratori, in ogni caso – conclude il risultato della rsu – sono decisi a non cedere di fronte a una prepotenza ed una scelta che non trova economicamente e produttivamente nessuna giustificazione».

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