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Oliviero Toscani: così ritraggo l’orrore della pena di morte

Oliviero Toscani al Palazzo del Cardoso presenta la sua mostra contro la pena di morte
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Oliviero Toscani al Palazzo del Cardoso presenta la sua mostra contro la pena di morte

Il grande fotografo all’inaugurazione della sua mostra al Palazzo del Cardoso: «Abbiamo bisogno di più civiltà»

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STAZZEMA. Jerome Mallet era un atleta, uno che a sedici anni correva i cento metri in dieci secondi netti ed era una promessa del football americano. Rifiutò una borsa di studio per l’università e iniziò una vita ai margini della società, finché non uccise un agente della polizia stradale e a ventisei anni finì nel braccio della morte in Illinois dove stette per quindici anni prima che la sentenza fosse eseguita. Oliviero Toscani lo ritrasse pochi mesi prima che fosse (in)giustiziato nel 2001, come dice il fotografo.

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Jerome Mallet è uno dei volti e delle storie in mostra al Palazzo della Cultura a Cardoso di Stazzema nella mostra “Noi nel braccio della morte”, inaugurata ieri mattina alla presenza del maestro Toscani e che proseguirà sino al 28 febbraio con apertura dal giovedì al sabato.

Una bella mattinata che ha avuto come protagoniste le fotografie di grandi dimensioni di Oliviero Toscani scattate in nove carceri degli Stati Uniti nel 1999. Una mostra organizzata dal Comune di Stazzema nell’ambito della Festa della Toscana che ricorda proprio come il Granducato di Toscana nel 1786 fu il primo Stato ad abolire la pena di morte.

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«Una mostra importante - commenta il sindaco di Stazzema Maurizio Verona - che segna un altro passo nella collaborazione con il maestro Toscani che porterà nei prossimi mesi alla ristampa del libro sui superstiti di Sant’Anna di Stazzema, “I bambini ricordano. 12 agosto 1944'”. Quella del maestro Toscani è una presenza che ci onora perché è necessario tenere viva la luce sulla pena di morte che ancora oggi è praticata in tanti paesi».

Oliviero Toscani si è prestato volentieri alle domande dei tanti appassionati che sono venuti al Palazzo della Cultura in Cardoso. «Abbiamo bisogno di più civiltà - ha affermato - possiamo dire civile un paese quello in cui un insegnante guadagna mille euro e si spendono milioni per comprare un calciatore? Devo ringraziare l’amministrazione comunale di Stazzema per l’allestimento della mostra che ha valorizzato questi pannelli mettendo gli occhi dei condannati all’altezza di chi guarda, restituendo dignità a questi volti. Ogni comune dovrebbe avere un Palazzo della Cultura. Non voglio - sottolinea - fare mostre fotografiche d’arte, ma di memoria storica, così come è il libro su Sant’Anna di Stazzema che finalmente ristampiamo. Questo e quello su Sant’Anna di Stazzema sono i due progetti a cui dal punto di vista professionale tengo in modo particolare. Il braccio della morte è un luogo orrendo che puzza di morte dove ogni giorno si attende la busta gialla che ti annuncia la data della sentenza e dove è difficile fare fotografie".

"Da ragazzo - ricorda Oliviero Toscani - fui colpito dalla storia di un condannato che ricevette quella busta dodici volte prima della condanna definitiva. La mostra nacque così, come testimonianza. La mostra è un mezzo per raggiungere un fine. Da quando c’è la fotografia esiste la storia. La battaglia contro la pena di morte è vinta ma non ancora del tutto. Il fotografo è un fotografo anche senza macchina, io penso qualcosa poi ho bisogno dell’immagine. La fotografia è un mezzo per qualcosa. Essere fotografo non vuol dire avere una macchina fotografica. Io ricordo tutti i condannati a morte che ho incontrato: sono persone che hanno ammazzato delle altre persone, ma guardiamo la storia sempre dalla parte della vittima. Ma se tuo figlio ammazza una persona che cosa succede? Anche l’assassino è vittima di qualcosa, nascere con la pelle nera ancora oggi non è uno scherzo, ma la categoria vera è la differenza tra poveri e ricchi. E i poveri neri, soprattutto. Barak Obama si era impegnato contro la pena di morte. Hillary Clinton ieri ha espresso una posizione non chiara. Spero davvero - è stata la conclusione del suo intervento al Palazzo del Cardoso - che non sia lei il prossimo presidente degli Stati Uniti d’America».

 

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