Il Tirreno

Versilia

Cerpelli, muro contro muro ma s’è aperto uno spiraglio

di Tiziano Baldi Galleni
Cerpelli, muro contro muro ma s’è aperto uno spiraglio

Primo incontro dei sindacati con l’amministratore delegato della società Azienda disponibile a valutare soluzioni alternative in un prossimo incontro

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QUERCETA. Forse si è aperto uno spiraglio per i trenta dipendenti della ex Cerpelli Pompe di Querceta. Il primo obiettivo è far bloccare la procedura di mobilita e quindi i licenziamenti in tronco. I dirigenti di Finder Pompe (di cui lo stabilimento di Seravezza fa parte) si sono detti disponibili perlomeno a valutare altre proposte. Anche se per adesso non hanno fatto formalmente marcia indietro sulla mobilità.

Nella sede di Lucca di Confindustria, si è svolto ieri il primo incontro con i dirigenti. Presente c’era perfino l’amministratore delegato di Finder, il tedesco Bernard Dicks. Con lui il dialogo non è stato certo facile: non parlava l’italiano, ma inglese e tedesco. Tuttavia era spalleggiato anche dall’ingegnere dell’azienda Massimiliano Meroni, con gli avvocati della società che ha sede a Merate. Mentre per gli operai erano presenti i rappresentanti sindacali interni Alessandro Lenzoni, Nicla Galeotti, e Andrea Mariani, con Mauro Rossi e Nicola Riva della Fiom Cgil.

Durante l'incontro non sono mancate discussioni accese. Nonostante la rigidità degli amministratori tutto è rimandato al 16 febbraio: solo in questo secondo incontro saranno valutate alternative. Tra le quali c’è quella di far proseguire la produzione alla ex Cerpelli. Anche perché dalla loro parte, i trenta dipendenti, avrebbero il fatto che la procedura di mobilità avviata è illegittima - secondo sindacati e operai - «nella modalità di individuazione degli esuberi circoscritta alla sola sede di Querceta».

«Come Rsu assistiti dalla Fiom Cgil abbiamo respinto la procedura che prevede la cessazione delle attività e i licenziamenti a Querceta, sia nel merito che nel metodo, valutandola come illegittima – fanno sapere con una nota i rappresentanti dei lavoratori - in quanto contenente vizi di forma tra cui i criteri individuati per la cessazione dei rapporti di lavoro che devono essere considerati nell'ambito dell'intera compagine aziendale essendo la Finder un’azienda unica».

A titolo informativo va anche ricordato che la Finder è controllata da una multinazionale statunitense, la Dover Corporation, che fa circa otto miliari di fatturato e ha trentamila dipendenti. «L’azienda ha continuato a sostenere la propria posizione - prosegue la nota - circa la volontà di procedere con la cessazione tentando di argomentare l’operazione senza elementi di natura fattiva, costi, spese, fatturato, cadendo a nostro avviso in numerose contraddizioni rispetto agli accordi sottoscritti e alle dinamiche organizzative in essere, mostrando forti tentennamenti di fronte alla denuncia del sindacato rispetto ai numeri da conseguire che risulterebbero oltretutto insufficienti con la sola chiusura di Querceta».

Dunque, come si era raccontato fin dall’inizio, per i dipendenti di Seravezza qualcosa non quadra. E anche per questo nessuno di loro accetta la scelta inaspettata della Finder.

Oggi intanto si svolgerà l’incontro anche nella sede della Regione con Gianfranco Simoncini, consigliere delegato al lavoro dal governatore Enrico Rossi. Anche la politica prova fare del suo. Mentre le speranze di chi rischia il posto di lavoro rimangono appese ad un filo sottile.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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