L’arma del prof-testimone si rivolge contro Ferrovie
Boragine, presidente del Collegio, non ha ammesso la deposizione dell’esperto Il pm Amodeo solleva il caso dell’incompatibilità come investigatore del ministero
VIAREGGIO. Doveva essere il testimone autorevole della udienza di ieri nel processo per il disastro ferroviario del 29 giugno 2009. Gabriele Malavasi, docente del’università “La Sapienza” di Roma ed uomo tra i più noti lunghi i binari d’Italia e non solo, invece, non ha potuto aprire bocca. Il presidente del Collegio, Gerardo Boragine, è stato irremovibile accogliendo di fatto tutte le obiezioni dei due pm, Giuseppe Amodeo e Salvatore Giannino, e dell’avvocato Gabriele Dalle Luche, per alcune parti civili, ferrovieri compresi.
Gli avvocati degli imputati hanno tentato di far deporre il testimone (e non il consulente, perché la testimonianza di Malavasi non era stata indicata come consulenza, in quanto lo stesso non ha lavorato al disastro ferroviario di Viareggio) su argomenti come i suoi rapporti con il mondo ferroviario, ma anche sugli studi in materia di sicurezza sviluppati in ambito ferroviario, e sul concetto di “rischio accettabile” lungo i binari. Una dicitura che Daniela Rombi, vice presidente dell’associazione dei familiari delle vittime “Il Mondo che vorrei” ha commentato così: «Come si quantifica il “rischio accettabile”? Quanti morti/feriti sono accettabili: più o meno di dieci? Assurdo...». Tra le poche risposte che Malavasi è riuscito a dare, una che non rassicura proprio per niente chi viaggia in treno così come lavora sui binari o abita nelle vicinanze: «Il sistema ferroviario ha una sicurezza che dipende dalla probabilità...».
Quando l’avvocato Gaetano Scalise, tra i pochi difensori che ieri hanno fatto sentire la propria voce nell’aula del Polo fieristico di Lucca, ha chiesto al testimone «quali sono i suoi personali risultati sul rischio accettabile», il presidente Boragine ha respinto la domanda.
Non ammesse anche le domande dei pubblici ministeri. Ma Giuseppe Amodeo ha posto la questione delle questioni. Lasciando traccia indelebile della condizione in cui si trova oggi il professor Malavasi che, tra le altre attività, ha anche «rapporti di consulenza con il ministero dei trasporti». In particolare sia Malavasi che Riccardo Licciardello, suo stretto collaboratore oltre che perito del Gip del Tribunale di Lucca nell’incidente probatorio per la strage di Viareggio (2011), risultano - ha puntualizzato il pm - «dal 2013 investigatori per il ministero». Eppure il decreto ministeriale 352/2015 - firmato dall’ingegnere Fabio Croccolo, direttore generale delle Direzione genere per le investigazioni ferroviarie e marittime- - stabilisce che «gli investigatori che richiedono di essere inseriti nell’elenco di esperti in materia tecnica e normativa ferroviaria, devono essere indipendenti da qualsiasi gestore dell’infastruttura e impresa ferroviaria».
I rapporti del professor Malavasi con il il mondo ferroviario sono strettissimi, hanno evidenziato i pm della Procura di Lucca.
«Lei è socio della Dits?», ha chiesto Salvatore Giannino sollevando l’opposizione dell’avvocato Scalise e l’accoglimento della stessa da parte del presidente del Collegio. La Dits è una società spin-off dell’università “La Sapienza” che vede tra i soci fondatori Riccardo Licciardello, con Malavasi indicato nel dicembre 2011 (data di fondazione della Dits) nel cda per l’università. La Dits ha un accordo quadro di collaborazione con Ferrovie dello Stato italiane.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
