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Muore dieci anni dopo la strage familiare
Gemma Carmassi non si era più svegliata dal coma in cui sprofondò per le ferite alla testa provocate dalle fucilate del genero
VIAREGGIO. È morta dopo dieci anni di coma. Ma la sua vita si era fermata quel giorno, sotto i colpi di fucile del genero. Allora Gemma Carmassi aveva 67 anni: è spirata lunedì 25 gennaio alle Barbantine, dove si trovava in stato di coma da quel maledetto 6 dicembre del 2005.
La tragedia familiare che avvenne nel tardo pomeriggio in via della Portichina, nel quartiere Terminetto, è ancora viva nelle menti di tante persone. Renato Rossi, 50 anni, prese a fucilate la moglie, Antonella Tomei, di dieci anni più giovane, e i suoceri Giuliano Tomei, 69 anni e Gemma Carmassi. Il tutto sotto gli occhi della figlia di nove anni, che fuggì terrorizzata riuscendo così a mettersi in salvo. Terminata la strage, Rossi si uccise con lo stesso fucile con cui aveva sparato. Il suocero morì all’istante, mentre la moglie e la suocera rimasero ferite. Le condizioni più disperate sembrarono da subito quelle della suocera Gemma. Piombata in un coma da cui non ha più fatto ritorno.
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La tragedia era stata preceduta dall’ennesima lite: in passato l’omicida si era reso protagonista di alcuni gesti di violenza, picchiando sia il suocero che la moglie. Pur essendoci stati dei problemi, prima che avvenisse questo dramma, nessuno si sarebbe aspettato un epilogo così grave. A distanza di dieci anni nel quartiere in cui risiedeva la famiglia - adesso nella villetta abitano altre persone - hanno ancora bene in mente quello che avvenne quel tardo pomeriggio intorno alle 18. Quando si sentirono i colpi del fucile e le urla di disperazione provenire dalla villetta.
[[atex:gelocal:il-tirreno:versilia:cronaca:1.12843646:gele.Finegil.StandardArticle2014v1:https://www.iltirreno.it/versilia/cronaca/2016/01/26/news/l-aveva-detto-ammazzo-tutti-1.12843646]]Luigi Bertuccelli abita in via della Portichina, a pochi metri da dove è avvenuta la tragedia. «Ero in casa e stavo guardando la televisione - dice - quando ho sentito gli spari.Credevo fossero dei cacciatori. Quando sentii urla e grida di disperazione uscii in strada, come altri vicini. Ci rendemmo conto subito che qualcosa di grave era accaduto. Non avrei mai creduto di vivere in prima persona un dramma del genere. Poco dopo arrivarono le ambulanze, la polizia e i carabinieri. Da allora ogni volta che passo davanti a quella casa, all’angolo di dove abito non posso non pensare a quello che si è consumato lì dentro. La figlia tra l’altro l’ho avuta come alunna alle scuole medie a Piano di Conca».
Quanto accaduto è stato l’epilogo di una tormentata vicenda familiare che andava avanti da almeno tre anni: la coppia stava facendo le pratiche della separazione, che avevano spinto l’uomo a questi gesti violenti che poi sono culminati con l’omicidio-suicidio e il ferimento della moglie. Che una volta ristabilita se n’è andata da Viareggio con la figlia.
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