Il Tirreno

Versilia

L'aveva detto: ammazzo tutti

Poche ore prima l'uomo si era già presentato armato

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(Questo articolo è stato pubblicato su "Il Tirreno" del 07 dicembre 2003)

VIAREGGIO. Un dramma nel quartiere dei fiori, tra palazzine nuove e piccole serre, dove la città si allunga nella campagna, fin quando la variante dell'Aurelia non le sbarra la strada. Un fattaccio di sangue da moderna periferia metropolitana, non da questa piccola strada, via dei Pioppi, dove la curva disegna un'insenatura che lascia spazio alla villetta dell'orrore e a una stradina interna, via della Portichina.

E' qui che Renato Rossi ha sterminato il suocero e ferito la moglie e la suocera a colpi di fucile, ieri pomeriggio, davanti alla figlia di nove anni. Quattro-cinque colpi in breve successione, l'ultimo dei quali contro se stesso. Perché la follìa era giunta al capolinea, dopo anni e mesi di liti, incubata in una routine quotidiana senza sbocchi, una disperazione stemperata solo da quei colpi di testa, impastati di violenza e aggressività di maschio cacciato e ferito nell'orgoglio. Da marzo Renato era uscito da casa dei Tomei, era andato ad abitare poco lontano, in un appartamento di proprietà del suocero. Ma quella situazione non gli piaceva, non avrebbe mai accettato la separazione e il divorzio. Lo diceva a tutti, ma soprattutto lo gridava in faccia alla moglie e ai suoceri. La gente del posto dice di aver visto tante volte i carabinieri davanti alla palazzina dei Tomei, anche ieri mattina, poche ore prima della strage. E' la scena che precede il dramma.

«Erano le 11 - racconta una donna che abita dirimpetto - e Gemma, la suocera, era sola in casa. La figlia e il marito, Giuliano, erano al lavoro. E' comparso lui, imbracciava un fucile e lo mostrava alla donna. Gemma ha telefonato ai carabinieri, ad un certo momento è sembrato porgere il microfono dalla parte del genero, perché anche i carabinieri sentissero le sue grida: vi ammazzo tutti...»

Alle 18, tra scrosci di pioggia e schioccanti grandinate, altri tuoni sono risuonati nella piccola casa di via dei Pioppi. «Un delitto annunciato» dicono adesso in molti nel quartiere del Terminetto «tanto che i suoceri e la moglie avevano addirittura preso in considerazione l'idea di piantare baracca e burattini, vendere la casa e la serra e andare a vivere lontano da quell'uomo che aveva trasformato la loro vita in un inferno».

Alcuni raccontano anche della paura della bambina, «terrorizzata ogni volta che il padre si presentava al cancello di casa». Altri pongono una domanda che insinua una colpevole sottovalutazione: «Perché non gli hanno tolto il fucile?»

Non è il solo interrogativo probabilmente destinato a rimanere senza risposta. Perché nessuno potrà spiegare fino in fondo l'odio che ha armato la mano di Renato Rossi. Si possono solo azzardare suggestioni: il rancore verso i suoceri, la gelosia nei confronti della moglie, una figlia mai considerata fino in fondo, ma soprattutto la paura di rimanere solo. Solo, Renato, con la sua aggressività, con i fantasmi del passato, la prima moglie che l'aveva lasciato per andare a vivere a Corsanico, vicino Massarosa, la figlia avuta da quel matrimonio, una ragazza di una ventina d'anni che solo saltuariamente andava a dormire nella sua casa.

La gelosia, dicevamo. Un sentimento che accompagnava le “mattane” di quest'uomo, ma che non aveva alcuna giustificazione. Perché Antonella - i vicini di casa lo testimoniano volentieri - è una giovane e bella donna, che ha avuto la sola colpa di innamorarsi di quel tipo separato dalla moglie e già padre di una figlia, un tenebroso di poche parole e ancora meno prospettive.

«Ma l'amore è cieco - dice una donna che abita a due passi dalla casa del delitto-suicidio - ed è un vero peccato che Antonella si sia innamorato di quell'uomo». Lei, Antonella, è descritta come una ragazza timida, semplice, interamente dedita ad allevare la figlia. Tutto il suo tempo libero, dopo il lavoro come ragioniera alla Salov, è per la bambina: la scuola, la catechesi, i compiti a casa. Una bellezza ancora distinguibile sotto i lineamenti fini e quasi sbarazzini del volto, una simpatica francesina, «tanto che quando era giovane la chiamavamo Brigitte Bardot». Ora, invece, il suo volto è sciupato da una fucilata, la sua esistenza mutilata degli affetti più cari. Le resta la speranza che la madre possa sopravvivere a questa tragedia e che la figlia possa dimenticare l'allucinante pomeriggio di ieri.

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di Redazione web