Il Tirreno

Versilia

Il prete non benedice la salma: la rabbia dei parenti della defunta

di Roy Lepore
Il prete non benedice la salma: la rabbia dei parenti della defunta

Vivono a Massarosa il fratello e la sorella di Aicha Bellamoudden, la donna che con il marito è morta nel crollo di una palazzina a Arnasco. «Dopo quanto accaduto vorremmo seppellirli qui»

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MASSAROSA. La tragedia avvenuta in Liguria in cui hanno perso la vita cinque persone per il crollo di una palazzina in seguito ad una esplosione per una fuga di gas nel paese di Arnasco in provincia di Savona, ha coinvolto anche la Versilia. I parenti di due delle vittime vivono infatti a Massarosa. Si tratta del fratello e della sorella di origini marocchine della donna che si era sposata con un italiano e che da 35 anni ormai viveva in Italia.

Le origini marocchine della donna, Aicha Bellamoudden, 56 anni sposata con Dino Andrei, 76, sono peraltro la causa dell’episodio che ha creato non poche polemiche: il parroco che ha celebrato il funerale della coppia, Don Angelo Chizzolini, ha evitato nel corso della funzione religiosa di pronunciare il nome della donna marocchina rifiutandole la benedizione.

La coppia rimasta sotto le macerie nel corso del crollo della palazzina, era arrivata ad Arnasco da Cologno Monzese circa sette mesi fa. La donna si considerava cristiana e stava intraprendendo un percorso per avvicinarsi a questa religione, non aveva ricevuto i sacramenti però si sentiva ormai legata al nostro Paese tanto da essersi integrata molto bene, insieme al fratello Mostapha e alla sorella Meryan ,che risiedono a Massarosa: entrambi esterrefatti dal comportamento del sacerdote. «Come si fa ad agire in questo modo - dice Mostapha - mia sorella amava suo marito e credeva in Dio e nella Madonna, è per questo motivo che abbiamo chiesto che venissero sepolti insieme, perchè erano una coppia unita. Erano arrivati in Liguria da poco, però si erano trovati bene e non volevano andare via. Quello che accaduto è inconcepibile, un gesto simile non ha giustificazioni. Si sono sorprese anche tutte le autorità presenti alla funzione religiosa. Ho espresso il mio disappunto ad Arnasco per quanto accaduto. Vedremo se sarà possibile poter portare a Massarosa le salme di Aicha e suo marito».

Ci sono state belle parole da parte del sindaco Alfredino Gallizia, che si era detto disposto a celebrare anche un rito laico, qualora non fosse stato possibile celebrare il funerale in chiesa. «Ha ricordato Dino e Aicha con parole commosse al cimitero - dice Mostapha - confermandoci come il paese di Arnasco, sia orgoglioso della sua cultura dell'accoglienza».

Il parroco, dal canto suo, avrebbe giustificato il suo comportamento confidando al fratello di Aicha di essere stato minacciato, con una lettera anonima. Ma l’uomo ha dichiarato di non credere alle sue parole. L’accaduto sarà comunque al centro di un confronto, faccia a faccia, tra il sacerdote e il vescovo di Albenga, Guglielmo Borghetti.

«È inutile ribadire quello che abbiamo già detto - aggiunge Mostapha - si è trattato di una vicenda triste, che ci ha ferito in un momento di dolore in cui ci saremmo aspettati solidarietà e vicinanza, come abbiamo avuto dalla maggior parte delle persone, è ingiustificabile il comportamento di un sacerdote, che rappresenta la Chiesa cristiana».

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