Il presidio
Felice Laudadio: "Miserabili quei no di Viareggio a Ettore Scola"
L'ex direttore di Europa Cinema ringrazia il vicesindaco per la presenza ai funerali del grande regista e ricorda l'opposizione di alcuni consiglieri comunali alla concessione della cittadinanza onoraria
VIAREGGIO. Felice Laudadio, ex direttore di Europa Cinema, all'indomani dei funerali di Ettore Scola ricorda in una lettera inviata al Tirreno il forte legame tra il grande regista e Viareggio. Lo fa ringraziando il vicesindaco Rossella Martina per la partecipazione al rito funebre e stigmatizzando il no di quei consiglieri comunali che nel 2013 si opposero alla proposta di concedere a Scola la cittadinanza onoraria. Ecco il testo della lettera di Laudadio.
"Il 21 e il 22 gennaio Roma ha festeggiato - festeggiato, ripeto, come aveva chiesto lo stesso Ettore Scola - la sua scomparsa. Decine e decine di migliaia di persone si sono avvicendate per due giornate intorno al suo feretro esposto in quella Casa del Cinema che nel 2004 avevo creato col suo aiuto determinante. Aveva chiesto che lo si ricordasse lì, e non in Campidoglio o in Piazza del Popolo come le istituzioni avrebbero voluto. E aveva chiesto di ricordarlo con un sorriso, con leggerezza, come leggeri e allo stesso tempo profondi sono i suoi film, quei capolavori entrati nella storia del cinema.
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Dinanzi a quel feretro si sono inchinati il presidente della Repubblica, il presidente del Consiglio dei ministri, il presidente della Regione, innumerevoli ministri, e poi un numero impressionante di registi, attori, artisti, intellettuali.
Per giorni i quotidiani e le televisioni e le radio di tutto il mondo hanno parlato di Scola e del suo genio in una misura mai vista prima per un regista, escluso il suo intimo amico Fellini al quale, e non per caso, Ettore aveva dedicato il suo ultimo film, Che strano chiamarsi Federico.
Ad assistere alla rievocazione pubblica della figura e del talento di Scola da me affidata a Carlo Verdone, Stefania Sandrelli, Giuseppe Tornatore, Jean Gili, Paolo Virzì, Pif, Walter Veltroni, Giuliano Montaldo, c’era anche Rossella Martina, vicesindaco e assessore alla Cultura del Comune di Viareggio, mescolata fra migliaia di persone.
Una presenza più che opportuna che la famiglia Scola ed io abbiamo apprezzato e considerato quale atto riparatorio di quel miserabile episodio avvenuto nel 2013 giustamente ricordato da Corrado Benzio nel suo bellissimo e durissimo articolo apparso su queste pagine qualche giorno fa. Episodio che vide una pattuglia di consiglieri comunali volgari, reazionari e soprattutto profondamente ignoranti, esponenti di quella becera destra viareggina che ha contribuito in maniera determinante allo sfascio amministrativo, politico, sociale e culturale di quella che era una volta una meravigliosa città, opporsi al conferimento della cittadinanza onoraria a Ettore Scola proposta dal sindaco del tempo.
Un caso inedito quanto oltraggioso - che ha impresso una indelebile e orrenda macchia nera di inciviltà e di intolleranza sull’immagine di una città in passato famosa per la sua forte identità culturale e la sua eleganza - che aveva profondamente ferito la sensibilità del grande regista.
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Egli aveva amato molto Viareggio dove aveva girato un film, vissuto parte del suo viaggio di nozze, tornando quasi tutti gli anni, fra il 1989 e il 2013, per EuropaCinema e ancora, malgrado tutto, per allestire nel 2014 a Torre del Lago quella splendida edizione della Bohème che ha incantato di recente anche il “Carlo Felice” di Genova.
Le sue ripetute presenze a EuropaCinema, come quella di molti altri registi e attori, avevano inoltre contribuito a rafforzare sempre più quel festival del quale Viareggio ha ormai perduto traccia e memoria. Quel che ne resta è solo un inesistente brandello.
Scola era un gentiluomo e un gran signore. Tacque, per innata eleganza. Animato da una forte passione civile e capace di profondi e autentici slanci di accesa indignazione politica e culturale egli si ritrovava permanentemente in prima linea nelle battaglie in difesa di valori essenziali quali la libertà di pensiero, la solidarietà, la democrazia, l’antifascismo, l’antirazzismo, il rispetto della storia, l’egualitarismo, la partecipazione.
Come altri intellettuali della sua generazione, ha sempre creduto, operato e lottato per “un mondo nuovo” da costruire con impegno, passione, sacrificio, militanza, entusiasmo, abnegazione, cultura. Ma le cose sono andate e stanno andando, secondo Scola, ben diversamente.
Stanno vincendo, diceva, i particolarismi, gli egoismi, l’insensibilità, i fanatismi, il razzismo e una nuova, moderna ma non meno pericolosa forma di fascismo insieme ad una incultura sempre più diffusa e ad una carenza della memoria storica di portata impressionante quanto devastante. Fu per questo che, benché ferito, non reagì pubblicamente a quella scortesia. L’episodio gli aveva confermato che la sua spietata analisi politica aveva un fondamento nei fatti. E quella conferma gliela aveva offerta la destra di Viareggio".
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