Il Tirreno

Versilia

"Spese pazze alla Viareggio Porto": in due a processo

di Matteo Tuccini
La sede della Viareggio Porto
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La sede della Viareggio Porto

Rinviati a giudizio l’ex presidente della società pubblica Volpe e l'attuale direttore Romani: ecco le accuse mosse dalla Procura

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VIAREGGIO. Ci sarà il processo per l’inchiesta sulle spese pazze alla Viareggio Porto. A quasi quattro anni dall’inizio dell’indagine, articolata in duemila pagine, il giudice del tribunale di Lucca Riccardo Nerucci ha rinviato a giudizio l’ex presidente della società pubblica Alessandro Volpe e l’attuale direttore Pietro Romani. Entrambi dovranno rispondere di turbativa d’asta e di peculato, mentre a Volpe viene contestato anche l’abuso d’ufficio. Ecco nel dettaglio le accuse mosse dalla Procura della Repubblica (titolare dell’indagine è il procuratore facente funzione Fabio Origlio).

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Le spese nel mirino. È la parte dell’inchiesta che ha fatto più rumore, anche perché le contestazioni sono tante e di vario genere. Il reato che viene imputato a Volpe e Romani è il peculato, cioè il crimine che commette un amministratore pubblico quando si appropria di soldi e beni pubblici per un uso privato. Sia Volpe che Romani - secondo la Procura - avrebbero utilizzato i soldi della Viareggio Porto per spese «che non avevano nulla a che vedere con la ragione sociale dell’ente». Nel mirino, ad esempio, i 135 euro per i famosi panini tartufati di Procacci, prodotti di lusso dell’omonima bottega fiorentina, acquistati proprio a Firenze. Ma anche bistecche e salsicce, comprate per una grigliata in zona porto come ammesso dallo stesso Volpe. Che però ha sempre parlato di pranzi e cene di rappresentanza come obiettivo di questi acquisti: i panini di Procacci, ad esempio, sarebbero stati comprati durante un incontro di lavoro con l’avvocato Gaetano Viciconte. Che era il referente legale per le questioni amministrative della Viareggio Porto. A Volpe vengono contestate anche sponsorizzazioni e spese di beneficenza, come i 1.200 versati ai Poveri Vecchi. Romani, invece, è accusato di aver fatto benzina per la propria auto con i soldi della società pubblica - secondo la difesa era l’unico veicolo che poteva essere usato dagli amministratori, perché la Viareggio Porto non ne aveva a disposizione - e di aver trattenuto i soldi che venivano chiesti ai diportisti per l’uso delle docce (la somma contestata è di circa 700 euro all’anno). Inoltre avrebbe riscosso denaro per un ormeggio affittato da un diportista e fatto 250 euro di telefonate con il cellulare della società.

Il bando del Maxidò. Si tratta dell’assegnazione tramite gara pubblica di uno specchio d’acqua alla Madonnina, che avrebbe dovuto ospitare una champagneria galleggiante (in realtà mai aperta). Secondo la Procura Volpe accelerò i tempi per il bando di gara, senza apporre la data e dando il proprio ok alla documentazione, per favorire un privato: la società Maxidò. Per gli inquirenti, infatti, la documentazione non era stata fornita. Per questo motivo anche Romani, come responsabile del procedimento amministrativo, è sotto accusa per lo stesso reato di Volpe: turbativa d’asta. «Non avrebbe mosso alcun rilievo all’operazione», scrive il pm.

I lavori e gli incarichi affidati. È un altro capitolo assai complesso nell’inchiesta di migliaia di pagine sulla Viareggio Porto. Il reato contestato in questo caso all’ex presidente Volpe è l’abuso d’ufficio: avrebbe affidato i lavori per la ristrutturazione di due capannoni al Parco della Musica di Torre del Lago (importo complessivo 758.000 euro) a ditte e a professionisti di sua fiducia, senza passare da gare d’appalto. Lo avrebbe fatto - scrive la Procura - «parcellizzando l’incarico», cioè sminuzzando l’intera operazione in tanti interventi più piccoli, in modo da non raggiungere la cifra necessaria per l’assegnazione obbligatoria tramite una procedura di selezione pubblica. In questo capitolo rientrano anche gli incarichi affidati dalla Viareggio Porto a professionisti che sarebbero stati nell’orbita di Alessandro Volpe: tra questi, anche la figlia.

Il via al processo. Dopo la conclusione dell’inchiesta c’è stata una lunga fase di udienza preliminare durata quasi un anno e mezzo. Il gup del tribunale Nerucci, dopo la richiesta di rinvio a giudizio del pm Origlio - le difese hanno chiesto il proscioglimento com’è ovvio - ha deciso che si andrà a processo. La prima udienza si terrà il 16 febbraio.

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