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I danni del vento colpiscono un approdo del tutto insicuro

I danni del vento colpiscono un approdo del tutto insicuro

VIAREGGIO. Questa volta, con il vento oltre i 50 nodi ed il mare in burrasca di inizio settimana, alla Madonnina è saltato il ponte centrale, che conduce ai pontili. «È andata bene», commentano alla...

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VIAREGGIO. Questa volta, con il vento oltre i 50 nodi ed il mare in burrasca di inizio settimana, alla Madonnina è saltato il ponte centrale, che conduce ai pontili. «È andata bene», commentano alla Viareggio Porto, società pubblica che gestisce l’approdo e che, tra concordato ed inchieste giudiziarie, di bufere già ne vive a sufficienza. Perché di solito, quando la burrasca atmosferica si abbatte sull’approdo, sono i pontili a “saltare”. Soprattutto il numero 9, quello più esterno, pensato per fronteggiare la furia dell’acqua e proteggere le barche.Ma costruito mobile come gli altri.

Una stima dei danni, in questi giorni di intervento riparatore, non è ancora stata fatta. Ma potrebbe trattarsi di una spesa complessiva intorno ai diecimila euro. Senza contareche quattro imbarcazioni hanno riportato danni più consistenti ed in totale sono una decina le barche colpite. In questi giorni, inoltre, i diportisti non hanno avuto accesso ai pontili sui quali ormeggiano a pagamento. Un provvedimento della Capitaneria di porto ha escluso dall’accesso - per sacrosante ragioni di sicurezza - chiunque non fosse un addetto (personale della Madonnina o dell’impresa che esegue l’intervento riparatore). Da oggi, salvo ulteriori problemi dovuti al persistere del vento, la situazione dovrebbe però tornare alla normalità.

Quale sicurezza. La Viareggio Porto in liquidazione (il 18 marzo è la data dell’udienza per l’omologa del concordato) porta in dote a chi acquisterà (la gara potrebbe avvenire dopo l’estate) la Madonnina, con le sue barche ormeggiate, ed il Triangolino inutilizzato. Oltre al porticciolo di acqua dolce a Torre del Lago. Come sta la Madonnina lo racconta la relazione tecnica che risale all’epoca del commissario prefettizio Valerio Massimo Romeo (febbraio 2015): «Al primo impatto visivo si nota immediatamente la scarsa manutenzione sia da un punto di vista strutturale (per quanto riguarda le banchine di galleggiamento e opere accessorie), sia da un punto di vista funzionante», per tutto quello che è «impiantistica».

Gli impianti. Il gruppo di pompaggio «posto a garanzia di eventuali incendi» - questo il parere dei tecnici incaricati - «si trova in cattivo stato di manutenzione in quanto le elettropompe presentano segni di corrosione e formazione di ruggine» e va valutata «la necessità di un serbatoio di adescamento per garantire presenza continua di acqua nella tubazione di aspirazione». Inoltre, relativamente agli idranti esistenti «essi risultano in cattivo stato di manutenzione» e «le tubazioni devono essere collegate all’impianto». È in queste condizioni di non sicurezza che rimane aperto, oggi come ieri, l’approdo.

Le cose non vanno meglio quando si tratta dell’impiantistica elettrica. La Viareggio Porto (munita del documento valutazione rischi di cui al Decreto legislativo 81/2008, finalizzato alla tutela della sicurezza e della salute dei lavoratori dipendente della società, redatto dallo Studio Sgrò), un anno fa si presentava così: «Gli impianti elettrici non risultano correttamente manutenuti ed in alcuni casi sono deteriorati oltre un livello accettabile». Al punto che, a parere di coloro che firmarono la relazione in questione, «l’impianto elettrico dovrà essere sottoposto ad un intervento di manutenzione straordinaria atta ad eliminare gli inconvenienti segnalati ed essere rilevate compiutamente per poter consentire l’esecuzione delle verifiche di legge, assai importanti in ambienti marini in cui le correnti vaganti attribuibili all’impianto di messa a terra rivestono una particolarissima importanza». Senza contare che «risulta presente un documento di valutazione dei rischi, con registri di verifiche completamente in bianco, né vi è alcuna documentazione inerente la parte di informazione dei rischi». Inoltre, «la struttura è sguarnita di cartellonistica relativa alla sicurezza, non risulta mai esercitata alcuna prova di evacuazione di emergenza, manca tutta la parte formativa dei dipendenti».

I pontili. «Per garantire la funzionalità e la buona conservazione nel tempo delle strutture - si legge ancora nella relazione - si doveva provvedere ad ispezioni periodiche delle stesse, formulando un programma di interventi e manutenzioni volte a garantire la funzionalità del sistema e la sicurezza dei fruitori». Al posto della sicurezza c’è, invece, «la mancanza completa di progetti esecutivi (non reperiti) dei pontili e della diga attenuatrice». Che all’epoca presentava «fessurazioni in prossimità delle testate ove sono alloggiati i tiranti di ancoraggio di un elemento all’altro, oltre a rotture superficiali del calcestruzzo, lasciando i ferri dell’armatura scoperti, evidenziando ripristini precedenti non eseguiti correttamente». L’ancoraggio dei pontili, inoltre, ha visto i cavi Seaflex «sostituiti, alle prime rotture, solo con catene. Rendendo la struttura più rigida e più soggetta a strappi». Se non bastasse è stata evidenziata la «mancanza completa di un registro delle manutenzioni». La struttura sottostante i pontili, in acciaio, «è fessurata in alcuni casi fino alla rottura».

La sima della spesa per cambiare registro si aggira intorno ai 400.000 euro. La domanda, dunque, è inevitabile: che fine avrebbe fatto un’attività privata qualsiasi trovata in questo stato? Ma per la pubblica Viareggio Porto valgono, evidentemente, lasciapassare sconosciuti ai più...(d.f.)

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