Il Tirreno

Versilia

È stato tradito dal suo cuore di sportivo

di Luca Basile
È stato tradito dal suo cuore di sportivo

Pietrasanta e Seravezza piangono la morte di Giacomo Grossi colpito da infarto in piscina

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PIETRASANTA. Aveva un cuore raro, Giacomo Grossi: altruista, generoso, di una disponibilità unica. Un cuore che raccontava di un modo di essere e di vivere che lo distingueva dal resto che fa volume, da chi guarda altrove per non salutarti, dall’ipocrisia di fondo che governa spesso i rapporti fra le persone. Non era così per Giacomo, una persona vera con quel sorriso bonario che sembrava dirti, “guarda, io ci sono”. Un cuore che però, giovedì sera, mentre nuotava nella piscina comunale di Seravezza, ha rintoccato come impazzito nel suo petto. E allora Giacomo ha avuto appena la forza di trascinarsi a bordo piscina per poi accasciarsi. Ogni tentativo di rianimarlo è stato inutile. Un infarto, con ogni probabilità.

Giacomo Grossi, pietrasantino nell’animo - la sua famiglia è originaria di Pontestrada - è morto a cinquantuno anni, in una sera d'inverno piovosa e uguale a mille altre. Era uno sportivo, Giacomo, sposato con Cristina la compagna di una vita - abitava a Corvaia - e con un figlio, Tommaso: tanta bicicletta nel suo passato, insieme agli amici del Team Aliverti, qualche torneo di calcetto ed ultimamente il nuoto. Stile libero, dorso senza esasperare, ma giusto per tenersi in forma e un po’ per attenuare quel doloretto alla schiena che, complice probabilmente il lavoro - Giacomo era un apprezzato muratore alle dipendenza della ditta Lombardi - lo tormentava da qualche tempo.

Di recente aveva eseguito un controllo medico generale: non era emerso niente di particolare. Ecco perché tutti coloro che lo conoscevano alla notizia della sua morte sono rimasti come storditi, increduli, anestetizzati dal dolore: una scomparsa improvvisa, un momento prima stai nuotando, ridi e scherzi con a fianco un tuo amico, un attimo dopo sono sopra di te per riportarti alla vita. Alla tua vita. Fatta di affetti, canzoni, girate in bicicletta, amici e voglia di condividere. Di dare.

È stato tutto inutile: la corsa in ospedale, gli interventi medici. Il cuore, speciale e raro, di Giacomo Grossi, aveva cessato di battere. Ieri mattina, all’interno della camera mortuaria del Versilia, erano in tanti a chiedere, a cercare di capire, a non trattenere le lacrime, a stringersi intorno a Cristina e Tommaso, a mamma Orietta e a babbo Guido, ai fratelli Giulio e Gianni.

Una famiglia molto conosciuta, quella di Giacomo Grossi. E di quella famiglia Giacomo era uno dei principali riferimenti. «Non si tirava mai indietro quando c 'era da dare una mano a qualcuno. Non è un modo di dire - ricorda un amico - Giacomo era proprio così. sapevi di poter contare su di lui, sulla sua serenità, sul suo equilibrio. Si faceva volere bene. Una persona perbene

Si, una persona perbene che lascia un vuoto enorme in chi ha avuto la fortuna di conoscerlo.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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