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Gigolò in prigione per un ricatto a luci rosse
L’uomo, 47 anni, si è presentato ai carabinieri dopo l’ordine di carcerazione Intervistato dal Tirreno aveva raccontato i retroscena del sesso a pagamento
VIAREGGIO. «Io gliel'avevo detto a quel prete di stare attento a quel ragazzo ventenne…Ma lui niente: se lo portava perfino a cena con la madre!». Dieci giorni prima di Natale il Tirreno ha incontrato Domenico Di Maria, 47 anni, che alla vigilia di Natale si è costituito ai carabinieri in esecuzione ad un ordine di carcerazione da 2 anni e 11 mesi emesso dal Tribunale di Livorno. La storia di Domenico, che per qualche anno ha attraversato il giro di escort maschili per uomini, lo porta a oggi nel carcere di San Giorgio dopo la condanna per estorsione nei confronti di un sacerdote ed undici mesi di arresti domiciliari. Condanna condivisa con il giovanissimo “collega” al quale spesso si ritrovava a fare da autista. E che - secondo le accuse - era l’autore del filmato poi mostrato al parroco per ottenere del denaro.
Nella fedina penale di Domenico - che ha sempre negato l’esistenza del filmato - c'è la condanna ad un anno per molestie sessuali nei confronti di quattro donne, fatti avvenuti a Montopoli Val d'Arno nel 2004. E questo rende non sospendibile la pena per il nuovo reato che l'uomo, stando alla sentenza, ha commesso nel 2013 a Bibbona. Una condanna, quella relativa al 2004, che Di Maria ha sempre contestato in quanto non interessato alle donne. E che lo stesso giudice che firma la sentenza nell'ambito del patteggiamento scelto dall'avvocato dei due imputati per i fatti accaduti in provincia di Livorno definisce non rilevante ai fini della seconda condanna.
Ed è lo stesso giudice che, nella sentenza, riconosce ai protagonisti della brutta vicenda di aver manifestato pentimento e di essersi subito dati da fare per risarcire il sacerdote. Il quale - dopo aver pagato di fronte alle prime due richieste di denaro ricevute - alla terza ha invece deciso di chiamare i carabinieri. «Il comportamento processuale costantemente collaborativo - riconosce la sentenza -, il dimostrato pentimento per i delitti commessi (concretatosi anche in uno spontaneo e completo riconoscimento del danno arrecato alla parte offesa la quale ha dichiarato di essere stato interamente risarcito dagli imputati), la quasi incensuratezza del Di Maria, autorizzano a riconoscere le attenuanti configurate».
«Ma il vescovo ha letto la mia storia?» era stato l'appello lanciato dalle pagine del Tirreno da Di Maria che aveva voluto precisare: «In tutta la vicenda giudiziaria non sono mai stato ascoltato da nessuno…nemmeno un interrogatorio…Oggi mi rivolgo al vescovo al quale chiedo di ascoltare un credente».
Eppure mentre scorre il racconto di quel pezzo di vita di Domenico che lo ha portato nel mondo del sesso in vendita si alzano i veli sul giro degli escort per uomini, sulle città coinvolte, su come sia facile - se si è saliti su quella giostra - avere appartamenti e contatti in ogni parte d'Italia per il necessario "tour" che porta i clienti ad avere a disposizione ragazzi sempre nuovi. Clienti tra i quali Domenico ha incontrato - e lo ha raccontato al Tirreno - numerosi sacerdoti ed esponenti del mondo ecclesiastico.
«Il lavoro era lavoro - sono le parole consegnate al cronista -. Però quando andavo con i religiosi era pesante. Una volta finito mi chiedevo: "Domenico, ma che stai facendo?" C'era uno che mentre lo facevamo non si toglieva il grosso crocifisso che portava al collo…Un altro, in quel momento, si rivolgeva al Cristo appeso al muro chiedendo se gli piaceva quello che stava vedendo. Uno mi aspettava nudo sotto l'abito e voleva consumare sempre all'aperto».
Insomma, materiale che più di un investigatore vorrebbe avere tra le mani. Eppure le indagini non sono andate più in là del singolo episodio. Nonostante il racconto che oggi Di Maria fa al cronista sia denso di particolari e di riferimenti ai contatti con quel sacerdote e con gli altri che dei due escort erano clienti. Contatti di cui riporterebbero un’infinità di tracce i tabulati telefonici.
Certo: cercare sesso a pagamento non è reato. Ma il mondo che racconta Domenico è un mondo in cui si consuma ben altro che il più fantasioso degli atti sessuali. Un mondo alle cui spalle vivono in tanti, per esempio. Quelli che forniscono contatti e clienti in ogni città, ma anche chi mette a disposizione la rete di appartamenti per la rotazione delle presenze, più o meno come avveniva nelle “quindicine” che compaiono nella storia delle case chiuse.
Cercare sesso non è reato, ma lo spaccato sul mondo ecclesiastico che esce dai racconti di Domenico è un mondo in cui la povertà non è di casa. C’è il sacerdote che «spende un mare di soldi con gli escort» e c’è quello che mostra ai suoi giovani amanti «un intero libro tutto riempito solo di soldi», senza contare le case di lusso che lasciavano a bocca aperta Domenico e il suo giovane “collega”. Non esattamente quello che la Chiesa ed i fedeli si aspettano da chi si dovrebbe occupare di anime e poveri.
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