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L’alibi di ferro dell’imputato e i 15.000 euro presi dal vigile
CAMAIORE. C’è stato un passaggio di denaro - per la precisione 15.000 euro - tra il vigile viareggino Riccardo Cinquini, ora in pensione, e Roberto Romanini, suo amico di lunga data con cui ha fatto...
CAMAIORE. C’è stato un passaggio di denaro - per la precisione 15.000 euro - tra il vigile viareggino Riccardo Cinquini, ora in pensione, e Roberto Romanini, suo amico di lunga data con cui ha fatto il viaggio a Torino del febbraio 2011. Che è l’alibi di ferro dell’imputato.
A rivelare questa circostanza è lo stesso Cinquini, che ieri ha testimoniato in Corte d’Assise a Lucca nel processo per l’omicidio di Stefano Romanini. L’uomo ha ripercorso quanto accaduto in quei giorni, quando l’imprenditore edile di 47 anni fu ucciso con nove colpi di pistola sotto casa.
Secondo il racconto dell’ex vigile, si trattò di un viaggio di lavoro: «Roberto Romanini lavorava nel settore dei funghi e aveva in programma una visita di alcuni giorni tra Torino e Asti». Cinquini spiega che fu lui stesso a proporre a Romanini di accompagnarlo, una volta saputo che l’amico aveva bisogno di essere portato perché aveva avuto un problema di salute. Da qualche tempo condividevano la passione per i funghi: passione che, nel caso di Roberto Romanini, era un’attività professionale.
La notizia dell’omicidio di Stefano Romanini arrivò proprio mentre i due erano fuori. Una volta tornati a casa, Roberto Romanini si recò dai carabinieri.
Ma l’aspetto più significativo riguarda i 15.000 euro che Cinquini diede in prestito a Roberto Romanini. «Si trattava di soldi necessari per alcune concessioni edilizie - ha raccontato - Roberto mi chiese se potevo prestarglieli». Cinquini per entrare in possesso di questa somma fece la cosiddetta “cessione del quinto”: in pratica si fece dare un prestito che veniva rimborsato con una parte dello stipendio. Una volta ottenuta la somma, la girò all’amico.
«Le ultime testimonianze - afferma l’avvocato Pardo Cellini, che tutela la famiglia della vittima - raccontano molto della figura di Roberto Romanini. Riteniamo che i nuovi fatti emersi possano contribuire a ricostruire il contesto in cui l’omicidio si è sviluppato». Per Marco Taddei, legale di Roberto Romanini, l’udienza di ieri «ha segnato dei punti a nostro favore. Eloquente, da questo punto di vista la testimonianza dell’ex carabiniere Ennio Iardella che ha parlato del presunto attentato compiuto ai danni di Stefano Romanini. È Roberto che fa la denuncia in caserma, mentre il cugino minimizza. Per quanto riguarda la testimonianza del vigile, mi pare chiarito sia il rapporto tra i due, sia le circostanze del viaggio a Torino di cui si è parlato sin dall’inizio della vicenda». Il processo per l’omicidio Romanini tornerà in aula il 19 gennaio.
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