Il Tirreno

Versilia

Delitto Romanini, il mistero della polizza

di Matteo Tuccini
Delitto Romanini, il mistero della polizza

Oggi si torna in aula: tanti i punti interrogativi sull’assicurazione sulla vita da 600.000 euro scaduta il giorno dell’omicidio

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CAMAIORE. Un solo imputato, una sfilza di testimoni ma soprattutto una grande domanda: Roberto Romanini ha davvero fatto uccidere il cugino Stefano, come ritiene la Procura, per riscuotere un’assicurazione sulla vita da 600.000 euro che scadeva il giorno dell’omicidio?

È questo l’interrogativo su cui è incentrato il processo per il delitto di Stefano Romanini, l’impresario edile camaiorese di 47 anni freddato sotto casa a colpi di pistola nel febbraio del 2011. Oggi in Corte d’Assise a Lucca c’è l’ultima udienza prenatalizia: la giuria, presieduta dal giudice Valentino Pezzuti, sta procedendo a passo spedito nonostante i 120 testimoni messi in lista. L’obiettivo è arrivare alla sentenza a metà febbraio.

Alla sbarra, come presunto mandante dell’omicidio, è Roberto Romanini. Tra i due, che erano stati soci in affari, c’erano problemi di soldi: lo ha ammesso lo stesso imputato. Le pendenze rimaste tra i due dopo la fine della società che avevano in comune erano di alcune centinaia di migliaia di euro. Stefano e Roberto avevano lavorato fianco a fianco nella Rb escavazioni: durante quel periodo Stefano aveva stipulato una polizza vita con beneficiari proprio i soci: il cugino Roberto e Iacopo Baroni.

Secondo la Procura, per questa serie di motivi il movente dell’assassinio non può che essere economico. Roberto Romanini - ipotizza l’accusa - voleva vendicarsi del flop della Rb escavazioni. E avrebbe fatto uccidere il cugino per riscuotere la polizza, che scadeva il giorno del delitto. In una specie di “risarcimento”.

Anche i familiari di Stefano, che non hanno mai risparmiato accuse a Roberto - il cognato ha detto di aver sentito dalla vittima morente il j’accuse diretto al cugino - sono convinti che la vicenda chiave sia la polizza.

Ovviamente la difesa di Roberto Romanini, rappresentata dagli avvocati Marco Taddei e Elena Libone, nega nel modo più assoluto che possa esserci questo dietro all’omicidio.

«La vicenda dell’assicurazione della vita, peraltro mai intascata - ha spiegato Taddei dopo la scorsa udienza - è uno dei due possibili moventi che secondo la Procura sono alla base del delitto. L’altro, infatti, è legato a un debito di 500.000 euro accumulato ai danni della società Rb, e che secondo la Procura avrebbe portato il nostro assistito a volersi vendicare di Stefano. Ma il primo movente, come si evince dalla testimonianza dell’assicuratore, è già stato smontato». L’assicuratore che ha stipulato la polizza, infatti, ha affermato che non poteva essere intascata visto che Stefano era uscito dalla società per aprirne un’altra. Oggi - tra le varie testimonianze - si parlerà anche di questo.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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