Il presidio
Sgombero in arrivo per le roulotte dei rom in via Ceragiola
In una abita la famiglia della donna condannata lunedì per il concorso nell’omicidio di Luana Mariani al Forte
SERAVEZZA. Sgombero in arrivo, e questa volta tocca alle roulotte di via Ceragiola a Seravezza. Qui abitano due famiglie rom, tra cui quella di Dana Raducan, appena condannata a 18 anni nel coinvolgimento del delitto di Luana Mariani, uccisa da tre uomini durante una rapina. Le forze dell’ordine rimuoveranno le roulotte nei prossimi giorni. Ma secondo i Berretti Bianchi – l’associazione che si occupa dei sinti in Versilia – quest’azione nasconde ben altro: «È un’operazione politica in vista delle prossime elezioni comunali».
Che nell’ultimo anno l’amministrazione di Seravezza abbia voltato pagina sui rom non è un mistero. Lo testimoniano i precedenti due sgomberi in via Rotta, nella zona industriale di Seravezza. Adesso quei rom vivono in tenda vicino all’argine del fiume, ma presto le forze dell’ordine interverranno di nuovo. Seravezza era stato tuttavia l’unico Comune della Versilia – riconoscono anche i Berretti – a spendersi sul serio nel progetto di accoglienza. Ma l’operazione, che ha reso possibile almeno la risoluzione del campo rom sotto il cavalcaferrovia di Querceta, non è andata a buon fine. In particolare perché Seravezza si è dovuta accollare tutto il peso dell’integrazione. Oltre alle critiche, piovute da tutte le parti: dai residenti e cittadini dei comuni vicini; ma anche trasversalmente da elettori di destra e sinistra.
Ed ecco che oggi si procede a debellare il penultimo presidio di accoglienza dei rom. «Fanno male a dire queste cose, perché siamo stati l’unico comune che si è sacrificato su questa problematica - ha commentato il sindaco Ettore Neri - sono stati loro deboli e mai capaci di estendere il progetto anche negli altri comuni più altisonanti. Vorrei sapere se hanno mai avuto il coraggio di dialogare con la nuova amministrazione di Pietrasanta».
Intanto le due famiglie rom di via Ceragiola, tra cui c’è un bambino, che al momento sono tornate in Romania, al loro rientro si troveranno senza un riparo per dormire. «Queste persone – sbottano i Berretti Bianchi – non si sciolgono nel nulla: torneranno qui, lo sappiamo per certo, perché qui hanno i loro rapporti e la loro quotidianità. Il problema che oggi cerchiamo di risolvere con uno sgombero si riproporrà, e forse anche con maggiori rischi».
Secondo i Berretti Bianchi tutto ha avuto inizio con “l’esemplare” operazione dell’amministrazione Neri al cavalcaferrovia a Querceta, «ma il pericolo è di piombare di nuovo in una situazione di degrado come allora. Era stata Seravezza a concedere lo spazio di via Ceragiola a queste persone, non erano qui abusivamente. E oggi - proseguono – vogliono cacciarli senza una motivazione valida, con la scusa che inquinano il fiume».
Ma il sindaco Neri replica. «Abbiamo dimostrato a lungo molta disponibilità nei loro confronti, ma oggi è diventata una situazione insostenibile sia dal punto di vista igienico e ambientale. Era un intervento programmato da tempo, aspetteremo che le famiglie rientrino in Italia e poi procederemo. Dovranno attrezzarsi in altro modo».
Tiziano Baldi Galleni
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