Il Tirreno

Versilia

Il regalo per Gino? Licenziato a Natale

di Matteo Tuccini
Il regalo per Gino? Licenziato a Natale

Il 24 scade la cassa integrazione alla Fipa: «Noi, i dimenticati»

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VIAREGGIO. Il volto orgoglioso di Gino è ancora lì, puntellato nel cuore dei cantieri della Darsena, ormai il suo ex posto di lavoro. Assieme a lui un gruppetto di colleghi, alfieri di un mondo quasi sparito. Protestano, ignorati da tutto e da tutti. «Siamo dimenticati, forse perché siamo quindici e non cinquanta. Ma ci siamo».

Gino Gazzei, da quindici anni lavoratore della nautica e da undici addetto al refitting nel cantiere Fipa, ha 48 anni e un po’ li dimostra, perché i capelli sono bianchi. Ma la forza è quella dei giorni migliori. E anche lo sguardo fiero. «Io sono un uomo, ho la mia dignità. E non la perdo».

Gino è tra i quindici lavoratori della Fipa per cui la cassa integrazione straordinaria scadrà la vigilia di Natale. Dal 25, come già annunciato dai sindacati, lui e i colleghi andranno in mobilità. L’anticamera della disoccupazione vera e propria. Un panettone al fiele, un regalo che nessuno vorrebbe ricevere. Vuol dire perdere certezze anche su quelle poche centinaia di euro che ormai Gino portava in famiglia negli ultimi anni da cassintegrato, ciò che restava di uno stipendio dignitoso. Vuol dire preoccuparsi per il mutuo della casa a Massarosa e per la moglie, anche lei ex cassintegrata ma per fortuna rientrata nel mondo del lavoro. «Di figli invece non ne ho. E mi viene da dire che è un bene, vista la situazione».

È la frase più triste, stona con una voce forte e decisa. «Mi sono sfogato su Facebook per questa situazione - ammette - troppa la rabbia per ciò che sta accadendo e che accadrà». Parole di fuoco contro quelli che Gino si ostina a chiamare i “padroni”, «che vanno in chiesa a pulirsi l’anima». Ma rivolte anche agli altri: «Che il mio Natale da disoccupato vi faccia pensare che le cose si possono cambiare, se si vuole: pensateci, davanti al vostro bel panettone».

Per Gino non sono parole vuote di significato. «La crisi è una parola ormai abusata, e non ci si rende conto di cosa significhi finché qualcuno non te la sbatte in faccia - dice - ecco perché io non sto in silenzio: voglio che si sappia cosa succede. Voglio che si sappia che ci sono persone come me, che finiscono stritolate perché sono meno furbe, meno accomodanti, o non sono “parenti di”. Ci sono persone che si sono ridotte a chiedere i soldi ai familiari, o a chiunque possa dar loro una mano, perché non ce la fanno. Eppure un po’ di ripresa nella nautica c’è, secondo me si potrebbe dare speranza a gente come me e i miei colleghi».

Nella sfortuna Gino dice di essersela cavata meglio di altri grazie alla moglie, «che è bravissima, dopo un periodo di difficoltà simile al mio ha trovato un impiego dove si trova bene. Certo, io mi sento fuorigioco come tutte le persone che si ritrovano o si ritroveranno senza lavoro, e che si preoccupano di trovare un’alternativa per portare il pane a casa». Alla Fipa Gazzei ha gestito il rimessaggio, ha allestito la costruzione di ponteggi, insomma si è specializzato nel refitting. «Ma ora accetto tutto, faccio anche il giardiniere o il magazziniere. Non ho problemi di questo tipo. E non ho vergogna, io».

@matteotuccini

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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