Riemerge il caso di Velia e Maddalena
In cinque anni mai trovati i loro corpi: via al processo d’appello
TORRE DEL LAGO. Sono passati più di cinque anni da quando i vicini - ammesso che così si potessero chiamare - videro per l’ultima volta Velia Claudia Carmazzi, allora 59enne, e sua madre Maddalena Semeraro, 80 anni, nella roulotte parcheggiata in un campo a Torre del Lago, da qualche mese divenuta la loro casa. Le due donne sono morte - questa è finora la verità giudiziaria - ma nessuno sa dove siano finiti i loro corpi, mai più ritrovati. E oggi la loro vicenda, triste e terribile insieme, torna in un’aula di tribunale. Per la precisione in Corte d’Appello a Firenze. A un anno e mezzo di distanza della sentenza della Corte d’Assise di Lucca che ha condannato il principale imputato, Massimo Remorini, a 38 anni di carcere.
Il giallo. Il giallo della scomparsa di Velia e Maddalena inizia nell’estate del 2010. Ma la vicenda diventerà pubblica solo molti mesi dopo, mentre i carabinieri hanno già avviato le indagini. Anche se in ritardo. David Paolini, all’epoca 22 anni, figlio di Velia e nipote di Maddalena, ad agosto va a trovare la madre e la nonna nel campo di via dei Lecci a Torre del Lago, dove vivono da qualche mese in uno stato di segregazione. David vede la madre agonizzante, o probabilmente già morta: al processo racconterà di essersi rivolto non ai soccorritori del 118, ma a quello che lui chiama lo “zio”, Massimo Remorini, in realtà ex compagno della madre. «Remorini - affermerà poi - mi disse che l’aveva fatta ricoverare in una struttura sanitaria». A settembre scompare anche la nonna. Anche in questo caso Remorini - dice Paolini - spiega che si è allontanata volontariamente: sarebbe venuta a prenderla la figlia, che l’avrebbe portata a Milano per trasferirsi là. A fine settembre i carabinieri parlano prima con una conoscente, e poi con David, scoprendo che le due donne sono scomparse. A quel punto viene presentata la denuncia dallo stesso Paolini. Ma la vicenda resta nascosta fino alla fine di novembre: la notizia trapela e diventa pubblica.
L’inchiesta e il processo. La Procura di Lucca, con inchiesta affidata al pm Sara Polino, avvia le ricerche su scala nazionale. Si comincia a scavare nel terreno di via dei Lecci, che verrà ribattezzato “degli orrori”: dentro c’è di tutto, dai rifiuti pericolosi alle carcasse di animali. Nessuna traccia, invece, delle due donne. Così come senza esito sono le ricerche nel lago di Massaciuccoli. Sotto inchiesta finiscono Remorini e Maria Casentini, la badante di Maddalena e compagna dello “zio”: entrambi vengono arrestati e poi rinviati a giudizio. Secondo la Procura Remorini si è approfittato delle due donne per impadronirsi del loro patrimonio, fatto di due case e di alcuni conti correnti: non è colpevole della morte di Velia, mentre avrebbe fatto sì che morisse la nonna. Di entrambe avrebbe fatto sparire i corpi, bruciandoli in un bidone e poi gettandoli in un cassonetto. A processo finiscono anche Francesco “Cecchino” Tureddi - che nel processo diventa il grande accusatore dell’ex amico - e il figlio della Casentini, Maurizio Pasquinucci, accusati di favoreggiamento. In un altro filone processuale finisce l’avvocato Giunio Massa. Remorini e Casentini vengono condannati; per Tureddi, Pasquinucci e Massa c’è l’assoluzione. Con questa vicenda loro non c’entrano.
@matteotuccini
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