Aste rinviate al 2020 L’Europa all’attacco
«In contrasto con la direttiva Bolkestein». Ma la sentenza slitta
VIAREGGIO. No al periodo di proroga concesso fino al 2020 ai titolari degli stabilimenti balneari. E soprattutto no al rinvio delle aste delle spiagge. La Commissione europea lo ribadisce ancora una volta, di fronte alla Corte di giustizia dell’Ue, con toni che il vicesindaco di Pietrasanta Daniele Mazzoni definisce «feroci»: quella legge del Parlamento italiano, che ha rinviato la questione Bolkestein dando altri cinque anni di tempo ai balneari, è in contrasto con la direttiva stessa. E in generale con le norme europee. Per la Comissione, insomma, le spiagge devono essere messe subito a gara, visto che il termine originario delle concessioni demaniali marittime era il 31 dicembre di quest’anno. Cioè tra pochi giorni.
Per sapere come andrà a finire, però, bisognerà attendere almeno altri cinque mesi. La Corte di giustizia, che ieri ha ascoltato i legali dell’Avvocatura dello Stato italiano, quelli della stessa Commissione europea e i difensori degli imprenditori privati coinvolti nella battaglia anti-Bolkestein, si è presa tempo fino ad aprile-maggio per decidere cosa fare. Prima della sentenza, per la precisione il 25 febbraio, verranno depositate le conclusioni dell’Avvocatura dello Stato. Solo a primavera, insomma, si saprà se gli stabilimenti balneari devono passare dalla tagliola della Bolkestein e finire all’asta nel giro di poco tempo. Ma per il sindaco di Forte dei Marmi Umberto Buratti, anche in caso di parere negativo della Corte di giustizia Ue «l’estate 2016 è salva. Se la Corte boccerà la proroga, non si potrà comunque fare le aste subito. Inoltre, non dimentichiamoci che la legge che attesta la validità delle concessioni fino al 31 dicembre 2020 è un dato di fatto: gli imprenditori possono appigliarsi ad essa». E poi ci sono i movimenti di Comuni, Regione e anche Governo centrale, che stanno battendo tutte le piste alternative per salvare gli stabilimenti balneari. Dallo spostamento della linea di costa per aggirare la Bolkestein, alla possibilità di prolungare - anche di vent’anni - le concessioni in base agli investimenti fatti (leggi a fianco) e al volume di affari dichiarato.
Le istituzioni, insomma, sono schierate al fianco dei balneari. Come affermano anche gli avvocati Roberto Righi ed Ettore Nesi, che ieri hanno partecipato all’udienza della Corte europea come difensori dei concessionari privati. E che in un comunicato diramato dal sindacato Cna balneatori spiegano: «L’Avvocatura generale dello Stato ha validamente difeso la proroga (dei balneari, ndr), così come gli avvocati delle parti private, cosicché vi è stato un pieno coordinamento a difesa della legislazione italiane vigente; mentre il servizio giuridico della Commissione europea ha radicalmente contestato la compatibilità della proroga con la Direttiva Servizi e a tali conclusioni si è associato il Governo olandese. In ogni caso, è stato fatto tutto il possibile per difendere la posizione dei concessionari, ma sino alla pubblicazione della sentenza della Corte non sarà possibile alcuna anticipazione in proposito». Per i legali la Corte potrebbe prevedere una deroga alle esigenze di applicazione della Bolkestein, sulla base di interessi specifici. Come la tutela di imprese tradizionali e dei posti di lavoro.
@matteotuccini
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