Bandiera fascista piantata sul luogo dell’eccidio nazista
Lungo via Ceragiola nel 1944 furono trucidati sei civili Il sindaco Neri: un oltraggio, pronti a una manifestazione
SERAVEZZA. Chi l’ha notata per primo pensava fosse una bandiera della Lazio. Ma ad uno sguardo più attento sono apparsi i segni evidenti di un drappo fascista: aquila nera con ali aperte (l’aquila romana) e la croce celtica in basso, tutto su sfondo rosso. La croce celtica è proprio uno dei simboli ripresi attualmente dai movimenti neofascisti. E forse qualche nostalgico ha pensato di farla sventolare, a pochi metri di distanza dal luogo dove il regime di Mussolini aveva compiuto due delle azioni più atroci che la storia di Seravezza ricordi.
La bandiera è stata notata ieri mattina all’esterno di un’abitazione lungo via Ceragiola, la strada che si trova all’inizio del capoluogo di Seravezza, dopo il ponte di ferro lungo il fiume Versilia. Una strada poco abitata che conduce alle vecchie cave ormai dismesse di Ceragiola. In realtà non è il primo giorno che la bandiera è stata appesa. Erano già intervenute precedentemente – su segnalazione - le forze dell’ordine per sequestrarla, come spiega il sindaco Ettore Neri. Ma la lezione non deve essere servita, e così i simboli fascisti sono tornati a sventolare senza pudore. Come se la terra della Versilia non avesse mai conosciuto la furia nazifascista. Eppure, a pochi chilometri, sulle ceneri di una delle stragi più sanguinose della seconda guerra mondiale è sorto il parco nazionale della pace di Sant’Anna. Mentre, dove ieri sventolava il drappo fascista, circa 70 anni fa pendevano i corpi esamini di alcuni civili trucidati.
«Non mi importa se chi ha compiuto quel gesto è uno stupido o non è in grado di capire – ha tuonato il sindaco Neri – una bandiera di quel genere in quel posto ci offende. Nei mesi di massima ferocia dell’occupazione fascista, nel ’44, furono catturati, e impiccati con il filo spinato, sei civili; e i loro corpi furono appesi pubblicamente proprio in quel luogo per diversi giorni. Oggi c’è un cippo, dopo il ponte di ferro, che ricorda questa tragedia».
A poche decine di metri da lì, proseguendo verso Seravezza, c’è invece Villa Henraux-Pilli. Qui nel 1943 si insediarono i militari tedeschi e furono artefici di atti inenarrabili. «A Villa Henraux-Pilli c’era il comando dei nazisti della Gestapo, e divenne un luogo di tortura e uccisione – prosegue Neri - negli anni successivi, il terreno fu bonificato, e portò alla luce cadaveri di persone torturate. I nazisti utilizzarono anche dei prodotti chimici per accelerare il processo di decomposizione per non far trovare i corpi».
Insomma, per il sindaco si tratta di un oltraggio alle vittime innocenti e alla storia. Tanto che il primo cittadino si è dichiarato pronto ad organizzare una manifestazione. Non solo: lunedì informerà del fatto il prefetto di Lucca.
Non è la prima volta che episodi simili vengono registrati dalla cronaca nel cuore della Versilia storica. Basta ricordare quello che successe un paio di anni fa, quando un giovane – individuato e denunciato dalle forze dell’ordine – imbrattò i muri lungo la via provinciale che sale nel territorio comunale di Stazzema con quattordici svastiche. Il tutto a pochi giorni dalla celebrazione dell’anniversario dell’Eccidio di Sant’Anna.
Tiziano Baldi Galleni
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