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Delitto Iacconi, parole grosse in chiesa contro un indagato
Gli amici di Manuele lo hanno riconosciuto durante una cresima a Torre del Lago. Il parroco: non ne sapevo nulla
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VIAREGGIO. Attimi di tensione fuori della chiesa di San Giuseppe al termine della funzione religiosa per le cresime di domenica 22. Sul sagrato, infatti, alcuni amici di Manuele Iacconi - morto per le conseguenze di un pestaggio avvenuto il 31 ottobre 2014 in Darsena - presenti alla cerimonia hanno riconosciuto Alessio Fialdini, uno dei giovani sotto accusa per il delitto. Fialdini, che è indagato per omicidio e tentato omicidio in concorso, aveva fatto da padrino ad un ragazzo. Quando gli sguardi si sono incrociati all’uscita dalla chiesa ci sono state parole piuttosto pesanti nei suoi confronti. Imbarazzo per quanto accaduto anche da parte della famiglia Iacconi: «Non capiamo come sia possibile permettere una cosa del genere».
Don Leonardo Della Nina, parroco della chiesa di San Giuseppe, ha appreso dopo quanto accaduto. «Ieri mi ha telefonato un familiare di Iacconi - dice - che voleva manifestare il suo disappunto. Alla vigilia della funzione religiosa, nel periodo che precede la preparazione dei ragazzi, ci sono stati degli incontri con i genitori ai quali è stato spiegato il ruolo del padrino, che è una figura importante, e che deve essere in coerenza con la vita di Gesù. Ai padrini di abitudine viene consegnato uno stampato nel quale si spiega quello che è il loro compito. Non possiamo sapere chi siano tutte queste persone, non siamo inquirenti, ci sono stati 70 cresimandi».
In questi ultimi tempi si è venuta a creare una situazione tesa e un po’ particolare, dopo che c’è stata l'aggressione al giovane barista a Torre del Lago, da parte di un altro dei ragazzi coinvolti nella vicenda che ha provocato il decesso di Manuele Iacconi. Questo episodio ha fatto crescere ulteriormente la rabbia e lo sconcerto, soprattutto nel gruppo degli amici di Iacconi, che fino ad oggi hanno atteso fiduciosi il decorso della giustizia.
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Adesso però il clima sembra che in qualche modo sia cambiato, c'è meno pazienza di attendere le risposte della giustizia, che vengono sollecitate da parte non solo degli amici, ma anche degli stessi familiari di Manuele. Che chiedono che sia fatta giustizia. Le indagini per l’altro minorenne e i due maggiorenni coinvolti nell'aggressione sono in via di conclusione ed ora la famiglia aspetta che venga fissata la data per l’inizio di un nuovo processo - dopo il primo che ha già emesso un verdetto di condanna - per far luce sulla notte maledetta del 31 ottobre 2014.
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