Il Tirreno

Versilia

Chiamato sul palco dai Foo Fighters a suonare la batteria

di Gabriele Noli
Chiamato sul palco dai Foo Fighters a suonare la batteria

Il sogno avverato di Gabriele Andreucci, percussionista di Viareggio, che ha conquistato la rock band americana

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VIAREGGIO. Venti sono gli anni che ha compiuto meno di un mese fa (25 ottobre). Venti sono pure i minuti che mamma e fidanzata, a turno, impiegano per modellargli la cresta senza cui, forse, non avrebbe realizzato quella perversione che accompagna ogni notte qualsiasi giovane musicista: suonare con una delle proprie band preferite di fronte a migliaia di persone. Non sappiamo se Gabriele Andreucci diventerà un batterista di successo o se con uno dei suoi gruppi riuscirà a vendere milioni di copie. Ad oggi possiamo limitarci ad augurarglielo e a raccontare la sua storia, che lui di certo mai dimenticherà e che, almeno per un po’, lo aiuterà a farsi conoscere per il suo talento oltre che per la capigliatura.

Il 3 novembre scorso i Foo Fighters – famosissima rockband americana con un numero non quantificabile di fan sparsi in ogni angolo del mondo – si sono esibiti a Cesena. Durante il concerto il gruppo ha chiesto del “Mohawk guy” (il ragazzo con la cresta). Di Gabriele, appunto. Che era mescolato tra il pubblico, composto da musicisti come lui e semplici appassionati. In un attimo, il ragazzo si è ritrovato sul palco, ha abbracciato Dave Grohl (il leader dei Foo Fighters) ed ha suonato “Under pressure”, storico brano dei Queen.

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«Per fortuna che lo conoscevo», racconta Gabriele, viareggino ma trapiantato a Lido, scherzandoci su. Ha vissuto una di quelle esperienze che fanno accelerare il battito anche solo a pensarla. Un po’ come lanciarsi dal paracadute, diventare stunt-man o nuotare coi coccodrilli. Roba forte, insomma. Che negli altri ha generato una sconfinata varietà di stati d’animo, dall’ammirazione all’invidia. Secondo le malelingue, era tutto costruito. «Non c’era niente di programmato - ribatte Gabriele - se veramente ci fossimo messi d’accordo, la band non ci avrebbe fatto una bella figura».

Era uno dei tanti, sino al 3 novembre. Quei dieci minuti di celebrità hanno attirato su di lui attenzioni di ogni genere, mediatiche in primis. «Solo adesso sto realizzando quello che è accaduto – confessa – i primi due giorni sono stati “devastanti” psicologicamente: non capivo nulla, mi incantavo. Ora sono più lucido e comincio a ricordare vari particolari».

C’è una storia dietro a questa “carrambata”. Se i Foo Fighters hanno tenuto un concerto a Cesena, il merito va ai mille musicisti che hanno aderito al progetto Rockin’1000. Si sono ritrovati lo scorso 26 luglio e tutti assieme hanno suonato “Learn to fly”, una delle canzoni più conosciute dei Foo Fighters, per convincere la band ad esibirsi in Italia. Tutto ovviamente racchiuso in un video che ha sfondato quota ventisette milioni di visualizzazioni su Youtube. Numeri allucinanti per una clip nella quale, appena tre secondi dopo il via, si nota Gabriele con la sua cresta bionda, curata e decisamente appariscente. Non è un dettaglio superfluo, ma proprio l’elemento distintivo che gli ha permesso di catturare l’interesse di Grohl e del gruppo. «Quando sono sceso dal palco – ricorda Andreucci – tantissimi ragazzi sono corsi ad abbracciarmi, altri mi hanno applaudito. Sono stati momenti fantastici».

Gabriele ha vent’anni e la voglia – alimentata ancor di più da quest’esperienza – di far sì che la musica da piacevolissimo svago diventi una professione a tempo pieno. Nel frattempo lavora col padre alla Laseryacht (una ditta che si occupa di allestimenti navali) e suona in vari locali con le sue due band (“Ovovov+Johnny” e “Millennium Bug”).

«I tempi sono cambiati: una volta c’erano più prospettive. Il rock è un genere che qui tira poco», dice con una punta di amarezza. Non vuole che le sue capacità vengano inibite da quella cresta che lo accompagna ormai da cinque anni. «Ne avevo quindici quando decisi di farmela crescere – racconta – sino a qualche tempo fa era talmente alta che neppure riuscivo ad entrare in macchina, per questo l’ho un po’ scorciata». E ai cosiddetti “haters”, Andreucci risponde col sorriso: «Ci sono abituato a chi ride e fa battute, nel bene o nel male l’importante è che se ne parli. Alla fine la cresta mi ha dato visibilità, ma se ho suonato bene il merito è delle mie mani, non dei capelli». Ma ai genitori piace? «All’inizio, niente affatto. Dopo l’esibizione coi Foo Fighters un po’ di più…»

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