Il Tirreno

Versilia

Corsa alle poltrone in Gaia ma la società è al tracollo

di VALENTINA LANDUCCI
Corsa alle poltrone in Gaia ma la società è al tracollo

I Comuni apuani al lavoro per assicurarsi il controllo politico dell’azienda ma con il rischio che salti la trattativa per ottenere i finanziamenti dalle banche

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di VALENTINA LANDUCCI

Da una parte le poltrone, il controllo di un potere, più o meno rilevante, l’opportunità di strappare il primato in una contesa storica e di campanile: tra i Comuni della Versilia e quelli della costa apuana. Dall’altra servizi essenziali come quelli legati all’acqua: cari, sempre di più. E gestiti male negli anni tanto da accumulare un debito impressionante, 75 milioni di euro. Che sono solo la punta di un iceberg ben più significativo di problemi dentro e fuori l’azienda

Ecco cosa va in scena in questi giorni nel teatrino politico della società di gestione del servizio idrico integrato Gaia. Dopo le dimissioni della vice presidente della società, Claudia Laudanna, e l’ultima assemblea dei soci di Gaia appare ormai chiaro che è in atto un nuovo scontro per il controllo dei vertici aziendali. L’ennesimo della serie. Scontro tutto politico-partitico che poco ha a che vedere con debiti, bollette, servizi di qualità. E per il quale sono in via di definizione, diciamo così, gli schieramenti.

Gli schieramenti. A manovare in questa fase c’è un gruppetto consolidato di socialisti, ex socialisti e amministratori di centrosinistra del versante apuano: il sindaco di Carrara Angelo Zubbani, il collega di Massa recentemente entrato nel Pd Alessandro Volpi e - new entry - il sindaco di Forte dei Marmi Buratti storico ex esponente del Psi. Anche a suon di comunicati stampa - critici nei confronti delle prese di posizione del presidente Nicola Lattanzi - hanno lasciato intendere che vogliono pesare di più nella gestione dell’azienda. Tanto che proprio a Zubbani verrebbe attribuita la responsabilità di aver in qualche modo favorito un sostanziale dimezzamento del consiglio di amministrazione con l’uscita di Laudanna (politicamente vicina a Zubbani): da cinque a tre componenti, il presidente e i due dirigenti pubblici, di Carrara e Massa. Che significa sostanziale controllo del cda attuale (se uno dei componenti si dovesse dimettere verrebbe meno l’intero consiglio) e in prospettiva maggior possibilità di manovra rispetto a future nomine. Che poi verrebbero così ripartite: due membri rispettivamente a Massa e Carrara, due alla Versilia di cui uno a Viareggio, uno da stabilire tra Lunigiana e Garfagnana. L’intesa con Forte dei Marmi - a quanto pare intenzionata a riportare in consiglio l’ex presidente di Gaia Clorinda Martinengo, guarda caso ex socialista anche lei - non basta però per assicurare ai Comuni apuani il controllo della società. Ecco perché sempre Zubbani avrebbe già avviato un confronto con il neo sindaco di Viareggio, Giorgio Del Ghingaro, offrendogli sul piatto d’argento la presidenza dei Gaia senza, tuttavia, per ora ottenere risposte. Il nome non c’è o forse, più probabilmente, non è opportuno avanzare ipotesi in questa fase che Del Ghingaro sa essere complicata: la società rischia il fallimento con l’istanza presentata dal piccolo comune pistoiese di Cutigliano che mette a repentaglio anche la possibilità di ottenere il maxi finanziamento dalle banche (140 milioni di euro) dagli stessi sindaci ritenuto indispensabile per evitare il tracollo di Gaia e, a quel punto, anche l’incontrollato aumento delle tariffe. Quindi Del Ghingaro tace, almeno ufficialmente. E lo fa probabilmente per un altro buon motivo: la partita Gaia è insieme l’occasione per ribadire il ruolo guida di Viareggio rispetto al resto della Versilia e riaccreditare il primo cittadino venuto da Capannori in casa Pd. Già: il partito democratico. Per ora marginale in questa contesa, come del resto gli altri Comuni importanti della Versilia a cominciare da Pietrasanta e Camaiore. Sempre che a interpretare il ruolo di protagonista con i colori del partito di Renzi (e della Versilia tutta) alla fine non sia proprio Del Ghingaro. Con il rischio però che, senza un’intesa con i colleghi versiliesi, vada di fatto a favorire il controllo apuano della società.

Lattanzi, le banche e la... polveriera. In tutto questo una domanda resta, per ora, senza risposta. Che fine farà l’attuale presidente Nicola Lattanzi? Il manager e docente universitario, i cui buoni rapporti con le banche - anche quelle che dovrebbero concedere a Gaia il maxi finanziamento richiesto - non sono certo un misero, si trova in una condizione scomoda. È figura di garanzia - e questo i sindaci lo sanno - per riuscire a portare a casa l’accordo con gli istituti bancari. E per questo, probabilmente, è ancora in carica nonostante le manovre già in atto per le poltrone. Ma il cda nel quale si è ritrovato a lavorare ha scarsissimo margine di manovra: un chiaro messaggio al presidente perché si attenga agli indirizzi dell’assemblea dei soci ma insieme anche il grande rischio che alla fine la trattativa da 140 milioni di euro non vada a buon fine. Per più di un motivo: da una parte l’istanza di fallimento del Comune di Cutigliano, dall’altra una società di fatto priva di un assetto manageriale che nel tempo ha delegato e continua a delegare molto all’unica figura di vertice prevista, il direttore generale. E oltre tutto senza una guida politica forte e alle prese con l’ennesimo conflitto territoriale per il controllo del cda. Tenendo conto dei 75 milioni di euro di debiti c’è nè a sufficienza per definire la situazione esplosiva.

La scadenza di aprile. E il politico lungimirante, si sà, tende a tenersi alla larga dalle polveriere. Perché in caso di esplosione poi la responsabilità su qualcuno deve ricadere. E nessuno dei protagonisti di questo intrigo che sa tanto di Prima Repubblica intende ritrovarsi con il cerino in mano. Quindi pazienza. Il consiglio di amministazione scadrà, naturalmente, ad aprile. Fino ad allora la priorità - lo hanno detto i sindaci in assemblea dei soci - è salvare Gaia dal fallimento con un accordo con Cutigliano che, però, non dia il via libera alla presentazione di una valanga di istanze di fallimento da parte di altri Comuni creditori della società dell’acqua. Poi si vedrà.

L’ipotesi Palestini. Magari con un nuovo presidente, un nuovo cda tutto politico per il quale, come detto, alcuni nomi circolano già. Quello di Clorinda Martinengo ma anche quello di Andrea Palestini, ex presidente del consiglio provinciale di Lucca, ex candidato sindaco di Viareggio, ex consigliere comunale sempre di Viareggio e anche ex socialista. Sostenitore di Del Ghingaro anche in contrasto con il suo partito, il Pd, ma comunque figura di riferimento per i democratici in Versilia. Il suo nome era già stato fatto proprio in alternativa a quello di Martinengo nel 2013. Personaggio non nuovo ma forse, per questo, in grado di mettere tutti d’accordo. Politicamente, si intende. Perché poi sul piano pratico la storia è un’altra.

La vera partita. È la storia di una società sull’orlo del baratro per la quale si ritiene - come prevede il piano economico e finanziario approvato dal’Ait (Autorità idrica toscana) - che l’unica salvezza sia un nuovo maxi indebitamento. Sia per non gravare eccessivamente sulle tasche dei cittadini-utenti, il vero tesoro di Gaia, ai quali toccheranno comunque aumenti annui minimi del 5% in bolletta per i prossimi 7 anni. Sia per assicurare i servizi e gli investimenti sulle reti. A cominciare da quelli, indispensabili, per evitare che litri e litri di liquami continuino a finire nei fossi e poi in mare (anzichè nelle fogne e nei depuratori) imponendo poco piacevoli divieti di balneazione in piena stagione turistica.

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