Estorsione all’ex moglie e socia: condannato a Lucca
Cinque anni a un imprenditore edile di Viareggio: la donna lo accusava di minacciarla per la cessione delle quote
VIAREGGIO. Un imprenditore edile - di cui omettiamo il nome per tutelare la vittima - è stato condannato a cinque anni per estorsione nei confronti dell’ex moglie e socia in affari. La sentenza, pronunciata dal giudice del tribunale di Lucca Gerardo Boragine, è arrivata al termine di una vicenda durata anni. Anni, secondo la donna, di minacce e prevaricazioni.
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Tutto nasce - secondo il racconto della vittima - dal giorno in cui la donna decise di rompere con il marito. I coniugi erano titolari al 50% di un’impresa edile. «Ora mi firmi la cessione delle quote», aveva detto l’uomo dopo l’annuncio della separazione. Ma lei aveva risposto che non aveva alcuna intenzione di farlo. E il confronto aveva dato via a una vera e propria contesa senza esclusione di colpi. Che è andata avanti nel tempo fino a quando non è sfociata in una causa giudiziaria.
La donna ha infatti denunciato il marito, dal quale si era nel frattempo separata, con l’accusa di estorsione. Sulla vicenda la Procura ha aperto un’inchiesta e alla fine ha chiesto e ottenuto il rinvio a giudizio dell’uomo.
Il processo, aperto tre anni fa nelle aule giudiziarie, è arrivato ieri al suo epilogo: il giudice Boragine ha infatti ritenuto l’uomo responsabile delle accuse che gli sono state contestate dalla Procura e lo ha condannato a cinque anni di reclusione. Entro trenta giorni verranno anche depositate le motivazioni della clamorosa sentenza.
La vicenda aveva avuto - seguendo il racconto della donna - anche burrascosi episodi. «Un giorno che gli avevo ripetuto di non avere alcuna intenzione di firmare la cessione delle quote - ha raccontato - il mio ex marito mi inseguì in auto per tutta la città, fino a farmi uscire di strada. Provai un grande spavento. Il mio ex non si è mai rassegnato. E ha continuato a farmi pressioni di tutti i tipi. Alla fine sono andato dal notaio a firmare, sempre sotto la minaccia: ho anche detto di avere ricevuto un controvalore in denaro. Ma non era vero». Il giorno dopo quella firma la donna si è recata dai carabinieri per la denuncia. I militari hanno cominciato le indagini, raccogliendo elementi e testimonianze che hanno confermato la tesi accusatoria. Da qui il processo. E la pesante sentenza a carico dell'imprenditore edile.
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