Il presidio
Pescherecci fermi due giorni In mare solo per le ricerche
L’intera marineria si è mobilitata e impegnata a fianco dei soccorritori Chi è uscito da ieri sera scruta l’acqua con in cuore il nome dei colleghi
VIAREGGIO. E una della “cartoline” di Viareggio, ieri come oggi. I pescherecci in fila, lungo il Burlamacca o allineati nella darsena che dal 2011 è a loro destinata. Ma questa volta, in banchina, i rumori sono attutiti e le barche ormeggiate sembrano trattenere il fiato. Per due giorni la marineria di Viareggio è stata a terra. Tutti fermi, e si esce solo per sostenere le ricerche della guardia costiera. Solo ieri sera qualcuno è tornato a pescare, le mani alle reti, gli occhi puntati a scrutare l’acqua, il cuore colmo di angoscia per i colleghi dispersi.
Dei pescatori ci si accorge solo quando non fanno ritorno. È una vecchia storia di barche, pericoli, lunghe attese delle famiglie in ansia. Ma è in questi momenti che scatta, immediata, «una solidarietà effettiva, forte», per dirla con le parole di Niclo Vitelli, per anni alla guida del Consorzio Cittadella della pesca e recentemente passato ad incarichi regionali (responsabile del coordinamento toscano di Lega pesca-Legacoop agroalimentare Toscana). «È come sentirsi una famiglia», spiega Vitelli: «Magari a cose normali litighi tutti i giorni...Ma di fronte a fatti come questi è come se la situazione fosse quella dell'invasione di un paese. C'è una spinta forte di tutti, ci si dimentica di ieri e vale l'oggi, quello che è successo in mare».
Consapevoli che il pericolo è dietro l’onda e che - questa è la realtà - si affronta il mare con imbarcazioni che hannotrenta-quarant’anni di vita. «Questa è l’età delle nostre flottiglie - ricorda Vitelli - costruite quando c'era meno attenzione alla sicurezza. La Comunità europea non ha mai prestato orecchio alla necessità di procedere non con fondi per dismettere le barche delle marinerie ma operazioni di ricambio delle flottiglie».
Pescando nell’archivio fotografico, balza quasi incontro il peschereccio affondato: era il 2010, la mattina in cui i pescatori della marineria viareggina manifestarono per una serie di novità in arrivo sulla misura della maglia delle reti e per il caro gasolio che stava mettendo in ginocchio tutte le marinerie d’Italia. Ieri “Mauroby”, come si vede nella foto che pubblichiamo, fiero con il suo striscione nel giorno della protesta; oggi in fondo al mare, in attesa di essere recuperato a caro prezzo e poter fornire qualche elemento utili e capire cosa sia accaduto a bordo, la mattina maledetta in cui è colato a picco.
In porto, tra le banchine, a bordo delle barche uscite in mare dandosi il cambio nelle ricerche, ci si interroga su cosa abbia causato l’incidente ripassando i gesti quotidiani e le vicende più recenti che hanno portato pescatori a non fare più ritorno a casa. «Gli infortuni più frequenti - racconta ancora Vitelli - accadono quando si impiglia la rete ed il motore non ce la fa. A quel punto il peschereccio inizia ad imbarcare acqua e poi viene tirato giù. È accaduto a Livorno nel 2013. A Marina di Carrara le reti si impigliarono nell’elica e nel tentativo di sbrogliarle un pescatore è caduto in mare. Oppure potrebbe essere capitato un qualche cedimento strutturale di cui l’equipaggio potrebbe essersi accorto all'ultimo momento».
Per gli infortuni in mare - ricorda infine Vitelli - c'era a disposizione un fondo nazionale che va attivato: «Ma non so se è stato rifinanziato».
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
