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Gifuni viene riconfermata Ma nessuno la difende
Il presidente del consiglio comunale resta in carica ma perde il suo gruppo Pasquinucci: all’elezione o la votavamo all’unanimità o il sindaco si dimetteva
VIAREGGIO. Non è stata sfiduciata ma non è stata neppure difesa. Ed il suo gruppo consiliare (Viareggio democratica) si è sbriciolato con il passaggio di Maccioni al gruppo della lista “Del Ghingaro” e l’uscita dall’aula di Giuseppe De Stefano. È finita con nove voti a favore della mozione di sfiducia al presidente del consiglio comunale, primo firmatario Alessandro Santini (Forza Italia) e dodici contrari. Due consiglieri di maggioranza (Consani e Puccetti) erano assenti, i due dati per “ribelli” (Troiso e Pasquinucci) hanno votato contro la sfiducia con motivazioni opposte. E già si dice che Gifuni potrebbe essere convinta a dimettersi per fare posto proprio a Troiso. «Diversi e reiterati comportamenti pregiudizievoli all’attività consiglio e violazione delle regole di correttezza ed imparzialità. Oltre a comportamenti offensivi, non eticamente giustificabili, pregiudizievoli nei confronti del lavoro del consiglio»: così Alessandro Santini motiva la mozione riannodando i fili di quattro mesi nel corso dei quali - è il consigliere di maggioranza Luigi Troiso a parlare così - «solo un cieco può negare che il presidente abbia avuto degli scivoloni, primo fra tutti quello fatta davanti al Prefetto ». Quando - lo hanno ricordato tutti i consiglieri di opposizione - Gifuni introdusse l’appuntamento invitando la minoranza ad abituarsi al concetto di sconfitta. Parole che hanno lasciato il segno, anche e soprattutto per l’occasione in cui sono state pronunciate: «Il consiglio comunale è il luogo preposto alla democrazia», ricorda il capogruppo del Movimento cittadini, Massimiliano Baldini, «il cui rispetto va garantito. Ed il garante del rispetto di queste regole è il presidente del consiglio». Primo fra tutti, poi, a «voler vedere garantiti questi principi dovrebbe essere il sindaco. Perché tutte le volte in cui le regole non si sono rispettate ho visto amministrazioni e sindaci estremamente deboli».
A Gifuni confermata - sono le parole del capogruppo Pd Luca Poletti - «il problema rimane per l’operatività del consiglio comunale. Siamo al sesto consiglio, e solo due sono state le delibere che la Giunta ha portato. Mentre facciamo i conti con documenti che non vengono consegnati e su questo il segretario generale sa come la penso». Neppure l’intervento del primo cittadino - ha ricordato Giulio Zann per il Movimento Cinque stelle - è stato sufficiente a che nelle mani del capogruppo pentastellato siano arrivati i documenti richiesti ormai da mesi alla Mover tramite il presidente del consiglio comunale.
La cui elezione pure è stata segnata - lo ha raccontato Stefano Pasquinucci (Gruppo misto) - dal fatto che alle perplessità di alcuni consiglieri di maggioranza «ci fu detto che o si votava il presidente Gifuni all'unanimità o il sindaco si sarebbe dimesso». Un’ipotesi che è circolata anche alla vigilia del consiglio di ieri sulla sfiducia. Resta - è la dichiarazione di voto di Rodolfo Salemi, capogruppo di Forza Italia - «il problema che questo consiglio comunale non ha un garante». E Poletti (Pd) aggiunge: «Presidente, credo che tu debba riflettere se ci sono ancora le condizioni perché tu possa continuare a fare il presidente del consiglio comunale di Viareggio».
Per la maggioranza, il capogruppo della lista Del Ghingaro, David Zappelli, così si esprime: «Non ho grandi dichiarazioni da fare. Rispetto a quattro mesi fa non è cambiato niente, solo assestamenti in maggioranza, ma sempre all'interno della maggioranza».
Donatella Francesconi
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