Il presidio
Una morte in cella con troppi buchi neri
Era partito insieme ad alcuni amici da Viareggio alla volta della Costa Azzurra nel febbraio del 2010 per un viaggio che nei progetti iniziali doveva regalare loro divertimento e soldi facili. Ma...
Era partito insieme ad alcuni amici da Viareggio alla volta della Costa Azzurra nel febbraio del 2010 per un viaggio che nei progetti iniziali doveva regalare loro divertimento e soldi facili. Ma Daniele Franceschi - un operaio viareggino di trentasei anni padre di un bimbo piccolo e con qualche precedente alle spalle - dalla Francia non è più tornato vivo.
Febbraio 2010. I guai cominciano nel febbraio di quattro anni fa, quando durante una vacanza a Cannes, celebre località turistica della Costa Azzurra, Daniele Franceschi decide di trascorrere una serata al casinò. Quando va a pagare le fiches acquistate per giocare alla roulette usa una carta di credito clonata. Il personale della casa di gioco si rende conto che qualcosa non torna, chiama la polizia e scatta l’arresto. Per il giovane viareggino si aprono così le porte del carcere di Grasse, cittadina dell’entroterra non lontana da Cannes considerata una delle capitali mondiali dei profumi.
Maggio 2010. In attesa di un processo che non si celebrerà mai, Daniele Franceschi resta rinchiuso nel penitenziario della Costa Azzurra. E nelle frequenti lettere che scrive alla madre Cira Antignano, l’operaio viareggino comincia a lamentarsi del trattamento che riceve. E denuncia i soprusi a cui viene sottoposto anche dalle guardie carcerarie. Fra i tanti episodi che mette nero su bianco, nel mese di maggio racconta di essere stato per tre-quattro giorni con la febbre fino a 41 gradi fra l’indifferenza del personale medico.
24 agosto 2010. Daniele Franceschi, rinchiuso nella sua cella, si sente nuovamente male. Ma nessuno fra il personale del penitenziario sembra dare peso ai dolori che lamenta. Il giovane viareggino prende così carta e penna e in quella che sarà la sua ultima comunicazione scritta chiede "la possibilità di poter essere visitato in un ospedale esterno perché ho un forte dolore al cuore e alla spalla sinistra". E, in francese, sottolinea: "E’ urgente".
25 agosto 2010. Il giorno successivo a quel disperato appello, pohi minuti dopo le cinque del pomeriggio, il corpo senza vita di Daniele Franceschi viene trovato nella sua cella all’interno del penitenziario di Grasse. In precedenza alcuni detenuti avevano cercato di richiamare l’attenzione del personale del carcere riguardo al lo stato di salute di Franceschi ma le due infermiere di servizio si sarebbero rifiutate di intervenire. 28 agosto 2010. Con tre giorni di inspiegabile ritardo, le autorità francesi informano Cira Antignano della morte del figlio in carcere. Senza spiegare nel dettaglio le cause del decesso di Daniele.
29 agosto 2010. Cira Antignano parte con l’altro figlio Tiziano e la cugina Maria Grazia Biagini alla volta della Costa Azzurra, dove nel frattempo il corpo senza vita di Daniele è stato trasportato nella camera mortuaria dell’ospedale di Nizza.
31 agosto 2010. All’ospedale di Nizza viene eseguita la prima autopsia sul corpo di Daniele Franceschi. All’esame, però, non viene ammesso il professor Varetto, anatomopatologo scelto dalla famiglia Franceschi come medico di parte. La salma resta in Francia malgrado le richieste della famiglia di poter riavere il cadavere del giovane per poter celebrare i funerali. Prima dell’autopsia alla madre viene permesso di vedere rapidamente il corpo del figlio. Cira Antignano sostiene che sul corpo compaiono segni di violenza.
13 ottobre 2010. Cira Antignano decide di protestare di fronte al carcere di Grasse e cerca di esporre uno striscione di protesta nel quale chiede giustizia per il figlio. La mamma di Daniele però viene malmenata dalla polizia e subito trasportata in stato di arresto in gendarmeria. Grazie all’intervento del console italiano a Nizza, Cira Antignano viene rimessa in libertà e può rientrare in italia. 16 ottobre 2010. I resti di Daniele Franceschi (ma non gli organi espiantati per l’autopsia) vengono rimpatriati con un volo militare che atterra all’aeroporto di Pisa. La salma viene poi trasportata all’obitorio dell’ospedale Versilia.
21 ottobre 2010. All’ospedale Versilia viene effettuata una seconda autopsia sul corpo ei Daniele, questa volta effettuata dal professor Varetto, ma a causa del congelamento del corpo, il medico legale decreta la sostanziale impossibilità di procedere ad ulteriori accertamenti per verificare lesioni interne conseguenza di eventuali atti di violenza.
Febbraio 2014. In Italia arriva la notizia del rinvio a giudizio di tre persone con l’accusa di "omicidio involontario" (il corrispondente francese dell’omicidio colposo). A finire alla sbarra sono Jean Paul Estrade, il medico dell’ospedale di Grasse in servizio nel carcere il giorno della morte di Daniele, e Françoise Boselli e Stéphanie Colonna, le due infermiere anch’esse di turno nel penitenziario di Grasse il 25 agosto 2010.
29 ottobre 2015. A Grasse si celebra il processo di primo grado. A settembre si tiene il dibattimento durante il quale vengono ascoltati numerosi testimoni e vengono formulate le richieste da parte dell’accusa. La sentenza, invece, viene letta in aula il 29 ottobre. Vengono giudicati colpevoli - e condannati ad un anno di reclusione - il medico Jean Paul Estrade e l’infermiera Stéphanie Colonna. Viene invece assolta la seconda infermiera, Françoise Boselli. Contro la sentenza di primo grado presenta appello soltanto Stéphanie Colonna, mentre il medico rinuncia al ricorso e dunque la sua condanna diventa definitiva.
Cla. Ve.
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