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Contratto per la sosta, mozione in consiglio

Contratto per la sosta, mozione in consiglio

La delibera di privatizzazione del 2011: il rischio di investimento al privato. Ma così non è stato

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VIAREGGIO. «Preso atto, infine, che i vantaggi derivanti dall'adozione di un partnerariato pubblico privato si sostanziano essenzialmente nel coinvolgimento di capitali privati nel finanziamento di progetti di pubblico interesse, con conseguenti economie di bilancio e riduzione dei costi di investimento e nello spostamento del rischio di investimento verso il partner privato», ecco che con la delibera 77 del 28 dicembre 2011 l’amministrazione di centrodestra (Lunardini sindaco) diede il via libera ad una delle privatizzazioni più discusse di ogni tempo a Viareggio, il Comune che per galassia di partecipate non è stato secondo a nessuno. Non è andata esattamente così: soprattutto per quanto riguarda il rischio di impresa spostato sul privato, il contratto di servizio Mover-Comune sancisce esattamente il contrario, come ebbe a scrivere Stefano Pozzoli nella consulenza redatta per il commissario prefettizio Domenico Mannino. «Il punto è - scrive Pozzoli - che si utilizzano risorse prevalentemente pubbliche al fine di fare opere (gli investimenti a cui si impegna la società) che poco o niente hanno a che fare con la gestione della sosta». Il tutto «al di fuori di ogni minimo rischio d’impresa» per il socio privato. Una considerazione che ha fatto propria nella propria relazione l’ispettore del Mef, Luciano Cibolini.

A breve il nuovo consiglio comunale si appresta a discutere la mozione sulla Mover presentata dal capogruppo del Movimento Cinque stelle, Giulio Zanni. Una, analogo, fu presentata all’epoca dell’amministrazione Betti dal presidente della commissione bilancio, Stefano “Bobo” Genick. E dai banchi dell’opposizione si fa sentire anche Massimiliano Baldini, capogruppo del Movimento cittadini: «Chiedo a Giulio Zanni, primo firmatario, di portare fino in fondo questa battaglia che condividiamo. Il contratto con la Mover non ha funzionato e va fortemente ridimensionato, figuriamoci se sono pensabili ampliamenti di competenze. O si entra in quest'ordine di idee o altrimenti la soluzione non può essere che quella del contenzioso. Certamente, visto che c'e' un contratto, non sarà facile. Ma, del resto, la città non può essere tenuta continuamente "sotto scacco" dalle società partecipate». (d.f.)

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