Italia
Mallegni: ecco perché ormai sono al riparo dalla legge Severino
Il sindaco non teme conseguenze dal verdetto della Consulta sulla legittimità della norma che l’aveva sospeso dall’incarico
PIETRASANTA. La Severino non fa più paura a Massimo Mallegni. La sentenza della corte costituzionale che respingendo il ricorso presentato dal primo cittadino di Napoli Luigi De Magistris ha dichiarato legittimo il decreto legislativo che dal gennaio 2013 fa scattare la sospensione - per 18 mesi - dei sindaci e dei presidenti di Regione condannati in primo grado per reati come l’abuso d'ufficio molto difficilmente produrrà effetti di rilievo sull’amministrazione di Pietrasanta.
Il perché lo ha spiegato lo stesso Mallegni un paio di settimane fa in una lunga intervista al nostro giornale, sottolineando come la sua vicenda personale si intrecci in maniera decisiva col processo di appello da lui richiesto contro la sentenza di primo grado che condannandolo per abuso d’ufficio lo ha esposto agli effetti della Severino. «Le cose stanno come sono state riportate in quell’intervista, sono tranquillissimo, non temo alcuna sospensione e se mai ci fosse tale indicazione nel giro di poche ore tornerei al mio posto» si è limitato a dire ieri mattina richiamando quella che sembra una clausola di salvaguardia a cui Mallegni è convinto di poter ricorrere a mali estremi, una sorta di asso che ha scelto di tirare fuori dalla manica con ampio anticipo.
Per capire meglio la questione bisogna riepilogarne i punti cardine. Su Mallegni a tutt’oggi pende la sospensione disposta il 3 luglio scorso dal prefetto di Lucca: sospensione "sospesa" il 16 luglio dal tribunale civile di Lucca in attesa di una valutazione sul merito del ricorso presentato dall’avvocato Sandro Guerra per conto del sindaco.
Il tribunale quella valutazione non l’ha ancora compiuta. Era attesa nel giro di poche settimane - massimo entro metà agosto - invece finora nulla. Adesso che la Consulta ha dichiarato infondati i dubbi sulla legittimità della norma sollevati dal sindaco di Napoli (in particolare sul fatto che possa essere applicata anche retroattivamente), in teoria diventa più probabile che il giudice di Lucca si pronunci. Ma non è detto. Almeno per due motivi.
Il primo lo sintetizza così l’avvocato Guerra: «I profili costituzionali da noi sollevati sono altri e non riguardano la retroattività di applicazione della Severino, ma l’eccesso di delega e l'attualità della carica al momento della condanna. Ritengo molto improbabile che il tribunale di Lucca, che ad agosto ha congelato lo stop a Mallegni per valutare il nostro ricorso, possa oggi sospenderlo di nuovo visto che le nostre eccezioni devono ancora essere valutate. Poi, per carità, tutto è possibile, ma non ci sono ad oggi le basi per farlo».
Il secondo motivo è prettamente temporale: il fatto cioè che la sentenza della corte di appello di Firenze sulla condanna che tiene in piedi tutta questa vicenda è attesa per il 9 dicembre, tra meno cioè di cinquanta giorni. Entro quella data in ogni caso la storia si chiuderà perché o il giudice accoglierà il ricorso di Mallegni - e dunque lo assolverà dal reato di abuso d'ufficio - oppure confermerà la sentenza di primo grado dichiarando però la prescrizione del reato. In entrambi i casi la condanna si estinguerà e al sindaco non potrà più essere contestato nulla che chiami in causa la Severino.
È vero che nelle sette settimane che separano dall’udienza convocata dalla corte di appello di Firenze potrebbe succedere che il tribunale di Lucca, magari dopo aver letto le motivazioni della sentenza della Consulta, respinga il ricorso presentato contro il provvedimento adottato dal prefetto a inizio luglio e ripristini la sospensione. Ma in questo caso interverrebbe l'asso nella manica che Mallegni ha così annunciato nell’intervista di due settimane fa: «Il presidente della Corte di appello di Firenze Alessandro Nencini ci ha assicurato che, qualora la sentenza del tribunale civile di Lucca sul ricorso contro la sospensione per la legge Severino intervenisse prima del 9 dicembre, lui riunirà il collegio in tempi tali da decidere al più presto». Roba da 48-72 ore, tanto per capire la tempistica dell’epilogo dell’affare che ha segnato i primi sei mesi dell'amministrazione eletta dai cittadini il 14 giugno.
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