Il Tirreno

Versilia

«Cacciato con una mail senza preavvisi né perché»

L’ex segretario della Camera del lavoro di Viareggio Massimiliano Bindocci ribatte i vertici provinciali del sindacato e li accusa di aver violato i propri principi

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LUCCA. Non si fa attendere la replica dell’ex segretario della Camera del lavoro della Versilia Massimiliano Bindocci ai nuovi vertici provinciali della Cgil, che in una conferenza stampa (modo non condiviso dallo stesso Bindocci, per il quale «le questioni organizzative in Cgil vanno affrontate internamente»), difendevano le scelte fatte a livello provinciale, compreso il siluramento dello stesso Bindocci.

«Chiriaco – scrive Massimiliano Bindocci – arriva a Lucca come commissario per alcune questioni amministrative, poi viene eletto segretario generale della Cgil di Lucca, con una deroga temporanea in quanto non sarebbe ammissibile per lo statuto per limiti di età. Come commissario risistema i conti stringendo i panni alle varie categorie, e con qualche operazione azzeccata, ma come segretario non ci troviamo».

«Con Franco Chiriaco – riprende l’intervento – e con alcuni membri della segreteria ho avuto divergenze di veduta e di approccio, ma l'incarico di responsabile di zona in Versilia che mi viene affidato non è un incarico di natura o fiducia personale, bensì politico sindacale. Per questo nell'anno e mezzo in cui ho svolto il ruolo di responsabile della Camera del Lavoro della Versilia ho messo tutto me stesso, e mi sono lamentato perché, invece, venivo spesso messo in difficoltà. Clamoroso il caso della differenza di rapporti con il Comune di Viareggio e gravi le assenze della triade della segreteria generale (quella che ha fatto la conferenza stampa) a tutte le iniziative fatte dalla Cgil in Versilia, dalla fiaccolata sulla legalità, alle iniziative sulla casa, sulla Bolkenstein, allo sciopero della Fiom sul porto e molte altre».

«Poi il 6 agosto – prosegue Bindocci – sono tra coloro che vota come segretaria generale nella Filcams di Lucca una lavoratrice scelta dai lavoratori e non un funzionario mandato da fuori, contraddicendo le indicazioni dei centri regolatori. Dunque rivendico la mia autonomia di pensiero e sostengo anche con dichiarazione di voto questa scelta. La lavoratrice è eletta ma il giorno dopo - come si apprende da una nota della Filcams Nazionale- Franco Chiriaco e la segreteria Cgil Lucca iniziano a lavorare ufficialmente per il mio avvicendamento, fino al 30 settembre, quando mi viene revocato con una mail senza alcun preavviso, l'incarico. Formalmente è vero che la segreteria provinciale può dare e revocare quell'incarico, infatti non ho presentato alcun ricorso. Ma il problema è di metodo e di merito. Intanto alla conferenza di organizzazione due mesi prima era stato votato un ordine del giorno in cui si dava un giudizio positivo sull'attività sindacale nelle zone e si deliberava la continuità, ma il voto dei delegati evidentemente non vale molto nella Cgil di Lucca. Personalmente poi avevo chiesto di dibattere e decidere al direttivo provinciale della Cgil del 22 settembre. Ma non si è voluto votare. Chiriaco dice "Bindocci non è un caso", infatti sono una persona. La parte dello statuto dei lavoratori che prevede il principio del contenzioso prima dei provvedimenti disciplinari si intitola "Della libertà e dignità del lavoratore", quindi rimuovere da un incarico un funzionario sindacale senza avergli contestato niente sulla gestione della Camera del Lavoro, senza una discussione di merito nelle sedi opportune, senza averlo informato adeguatamente, senza aver condiviso nell'organizzazione, nei direttivi, senza sentire cosa ne pensano i rappresentanti sindacali, i pensionati, o chi lavora nella Cgil della Versilia, senza un preavviso, credo sia un comportamento grave che lede la "dignità e la libertà della persona", oltre che l'immagine della Cgil. Direi che somiglia proprio a quei comportamenti che in Cgil contestiamo al governo Renzi e in passato a Berlusconi, o che critichiamo a certi datori di lavoro. Anche loro fanno come li pare e lo possono fare. Non può essere questo un motivo valido e non è una spiegazione».

«Chiunque in Cgil – chiude la nota – se ricorda il perché è iscritto dovrebbe insorgere davanti a un provvedimento immotivato e senza preavviso. Per questo oltre cento persone sono venute spontaneamente a Viareggio per chiedere spiegazioni. Per questo oltre mille firme di lavoratori mi hanno espresso solidarietà in una campagna organizzata da alcuni rappresentanti sindacali. Perché nella base esistono ancora anticorpi. Personalmente sono ritornato in Filcams dove il direttivo composto per la maggioranza da rappresentanti sindacali e non da funzionari ha deliberato che ero il benvenuto e che sono una risorsa irrinunciabile, spero che la categoria della Filcams Cgil di Lucca non abbia problemi per avermi ripreso, personalmente sento che anche scrivendo queste righe –e ho due figli– rischio di mettere in discussione quello che per me è anche il mio lavoro, ma io credo in quello che faccio e per i miei valori ci sono persone che hanno rischiato sicuramente più di me. Per cui continuerò a fare sindacato decidendo con le lavoratrici ed i lavoratori e dicendo quel che penso. La Cgil è delle lavoratrici e dei lavoratori che vanno coinvolti nelle decisioni. La Cgil non è della segreteria provinciale o dell'apparato, non deve fare come li pare solo perché può farlo.A Chiriaco dico infine che se è il segretario generale della Cgil di Lucca, deve rappresentare e tutelare tutti i lavoratori, anche me, il commissariamento è finito, bisogna che qualcuno glielo dica».

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