Il Tirreno

Versilia

Viareggio diventa la città del nuovo “noir”

di ADOLFO LIPPI
Viareggio diventa la città del nuovo “noir”

Tanti scrittori ambientano fra la Passeggiata e Torre del Lago i loro plot gialli: da Simi a Nelli, da Vannucci a Campolo

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di ADOLFO LIPPI

Viareggio capitale del giallo. Tanti romanzi noir vengono ambientati a Viareggio. Più che a Las Vegas, più di Berlino, di Londra. Perché? E’ curioso come la città allegrotta che fa da scena alle vacanze e ai carnevali pazzeschi da alcuni anni venga invece presa a sfondo di storie torbide, violente, malvagie, con profusione di delitti, accoltellamenti, sparatorie quasi che i quartieri, dal Varignano al Marco Polo, siano un esteso Bronx, discarica di malavita e furfanti di ogni risma.

Una volta non era così. Gli scrittori classici che si ispirarono a Viareggio, da Mario Tobino a Silvio Micheli, da Ghilarducci a Manlio Cancogni, dettero alle loro storie un’ambientazione viareggina dolce, nostalgica, anche cruda ma sempre sentimentale, venata di entusiasmi e passioni.

Già Rainer Maria Rilke, angosciato e fondamentale poeta tedesco, in un suo breve soggiorno all’hotel De Russie (oggi Plaza), descrisse però una piazza d’Azeglio carica di fantasmi mortali (quasi l’avesse vista oggidì); e quel mirabile e nevrotico poeta viareggino, Luca Ghiselli, fu così tanto malinconico ed esacerbato da morire, forse, suicida.

Dunque vi è nell’aria qualcosa di tenebroso? I delitti a Viareggio non è che siano stati tantissimi. Celebri e scatenanti furono quello del Barsottelli legato vivo ai binari della ferrovia (furono accusati Mauri e Zappelli), quello più recente di Ermanno Lavorini (che divenne emblema di un’epoca e un caso internazionale, con echi mai sopiti). Non si ebbero, allora, né si hanno un omicidio all’anno. La realtà resta nella norma.

Eppure tanti scrittori, da Antonio Pocci a Giampaolo Simi, da Divier Nelli a Elena Torre, da Sergio Vannucchi a Francesca Monica Campolo, da alcuni anni hanno preso a sfornare una lunga serie di opere nere, con storie di omicidi efferati, poliziotti arguti, donne tremendissime, tantissima truce malavita fatta agire tra Torre del Lago e la Fossa dell’Abate, con qualche puntatina a Pietrasanta e Lucca. Insomma venti chilometri di inferno.

E quale Viareggio ne deriva? Quali le descrizioni dei noti ed affermati autori? Per Antonio Pocci, avvocato, notissima famiglia di città, professionista di spicco in Roma, la Viareggio che fa da sfondo a molteplici delitti è una Viareggio di giocatori di biliardo, campioni di bridge, esuli nelle darsene e al caffè Casablanca. Vi opera un commissario, Vito Angiulli, che tutto scopre, ha l’occhio forestiero e s’incanta ai carnevali ed alle passeggiate sul molo. A sottolineare la “viaregginità” egli ha una moglie bella e caratteriale, Valeria, che, puntualmente, mette bocca anche negli intrighi ed illumina Vito.

Le storie che Pocci (recentemente scomparso) racconta si mantengono sul delitto “casareccio” fatto di coltelli, bastoni, odi da vicinanza. Si distinguono questioni di sfruttamento sessuale e di strozzinaggio; tutto assai probabile dietro gli scintillii della vetrina mondana.

Più raffinato Gianpaolo Simi (lo pubblica Sellerio) scrive su un panorama invernale, ghiaccio e neve, . con palme intirizzite e stabilimenti chiusi. In “Cosa resta di noi” (vicenda che intriga una coppia di giovani sposi, lui bagnino, lei ricca scrittrice di Firenze), Viareggio resta in sfondo come quinta teatrale, non partecipa alla vicenda, che invece coinvolge scrittori a Pietrasanta e divi della TV spazzatura, una specie di Panariello sgangherato ma divertente e potente. Che forse è l’assassino della giovane Anna, scomparsa dopo un unico fatale rapporto con Edo, il bagnino.

L’intreccio del Simi è moderno, tiene conto degli happy-hours, dei locali “tamarri”. Dà uno spaccato di gioventù attuale, cosmopolita e bizzarra, dove si riconosce una Viareggio che tanto ha mutato pelle.

«Coma» di Divier Nelli è ancor più asciutto nella collocazione viareggina della trama. La protagonista viene offesa da un coma, poi guarisce e si rammenta di uno stupro di gruppo che ha subito, colpevoli alcuni criminali ragazzotti concittadini.

Nelli scrive su Viareggio ma è castigato nei riferimenti, assai hollywoodiano, invece, nelle sequenze drammatiche. «Coma» potrebbe svolgersi ovunque. Epperò se può esistere qui una gang di mascalzoni quali Nelli la descrive, bè, la città ha davvero perduto valori, identità, riferimenti morali. E Viareggio rassomiglierebbe Chicago. Terribile!

Fantastico, eclettico, coloratissimo, Sergio Vannucchi in “Ritorno al vecchio quartiere” dà per certo come Viareggio sia ormai territorio esplosivo dove bisogna girare armati di kalasnikov.

Tra citazioni di pizzerie, tabaccherie, bar, pittori locali (La Bianca, Di Giorgio ecc.), Vannucchi segue il suo agente segreto, Noach Condor, in una vera guerra contro la delinquenza organizzata. Seguono scempi e massacri.

Il divertimento va alle stelle e Viareggio ne risulta surreale e leggendaria.

Più composte Elena Torre («Il segreto dei custodi della fede») e Monica Campolo («Reptilia») che tratteggiano l’una omicidi rituali sullo sfondo della via Francigena, l’altra delitti passionali con esotici contorni di rettili (sul corpo di un oculista di via Battisti). Quali i motivi di tanta e tale letteratura? Si dirà «sono le case editrici» a richiedere gialli. I gialli si vendono.

Certo però che esiste anche qualcosa che appartiene, come “effetto città”, al tipo di Viareggio che stiamo vivendo. E non è di certo più quella che Tobino sognava “volerci morire”. Per i nostri autori qui ormai si morrebbe in maniera davvero macabra. Simenon o Mike Spillane sono i nostri nuovi cantori?

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