Il Tirreno

Versilia

Strage, Rombi lascia la guida dei familiari

di Donatella Francesconi
Strage, Rombi lascia la guida dei familiari

La madre di Emanuela Menichetti passa il testimone e diventa vice presidente dell’associazione “Il mondo che vorrei” che tanti risultati ha fin qui ottenuto

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VIAREGGIO. «Consegno a Marco una creatura...So che ne avrà cura e la porterà per mano come ho fatto fin qui io, insieme a tutti gli altri...». Sono le parole di Daniela Rombi che ha lasciato la presidenza dell’associazione “Il mondo che vorrei” passando il testimone a Marco Piagentini. Loro, l’associazione, i familiari che ne fanno parte sono il cuore pulsante della lunga marci verso la verità sulla strage di Viareggio, il 29 giugno 2009, trentadue morti, i lutti, la distruzione, le ferite delle ustioni ancora vive sulla pelle. Sei anni, infiniti. Ed un processo che tra un mese compie due anni e si avvia verso una sentenza attesa per la primavera 2016. «Marco è la persona giusta in questo momento», continua Daniela Rombi: «Delicata e forte allo stesso tempo».

Impossibile non chiedere a Rombi, che nel disastro ferroviario ha perso la figlia di 21 anni, Emanuela Menichetti, dopo quaranta giorni di agonia, un ricordo sulla nascita dell’associazione dei familiari delle vittime: «Mi ricordo il primo incontro - va indietro la memoria - ed Andrea Maccioni (cognato di Marco, ndr) con le braccia incrociate e gli occhiali scuri...Una posizione che non ha cambiato per tutta la riunione. Mi resi conto tutto d’un colpo di quanto si muoveva dentro ed intorno a noi, in quanto a sentimenti, emozioni...».

Rombi resta nell’associazione e Marco Piagentini l’ha voluta vice presidente nell’assemblea che ha segnato il cambio dei compiti: «Io non posso fare a meno dell’associazione...» dice Daniela Rombi. E viene da darle ragione: nessuno può fare a meno di quelle voci, di quei volti, di quella presenza costante in aula. Pezzi di cuore e di vite. «Non sta a me giudicare il mio lavoro», è il saluto di Rombi: «Lascio il ruolo di presidente con la consapevolezza e la serenità di chi ha operato con la dedizione totale ma soprattutto di chi ha operato con il cuore e che continuerò a fare nel mio nuovo ruolo. Sono trascorsi 2310 giorni da quella notte…giorni faticosi, pesanti, sempre per strada….Viareggio è una città tosta…Viareggio non dimentica! Il mio ringraziamento più grande va ai viareggini e a chi in questi anni ci ha dato un abbraccio, una parola, un aiuto concreto per portare avanti la nostra battaglia. Sono tanti... Posso solo dire a tutti: grazie di cuore per tutto quello che ci avete donato…non lo dimenticherò e non lo dimenticheremo».

Il 26 ottobre il processo torna in aula, al Polo fieristico di Lucca. Ancora testimoni, in arrivo dalla Germania, poi nel giro di qualche udienza sarà la volta dei consulenti di Ferrovie e lo scontro tornerà ad accendersi a colpi di pareri tecnici. In uno scenario che vede coinvolto - di qua e di là della barricata - il prestigioso Politecnico di Milano.

I familiari saranno lì, fino in fondo. Come saranno lì le trentadue magliette con i volti di chi non c’è più disposte sul altrettante sedie vuote. Un’immagine che è diventata il simbolo di questo processo così poco raccontato quanto tanto seguito dai familiari e da quelle istituzioni che non hanno mancato di stringersi intorno a loro. Anche questo è stato un risultato del lavoro paziente e diplomatico dell’associazione dei familiari.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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