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Versiliana all’inglese? Meglio la pineta
Forassiepi: bene ha fatto la Soprintendenza a dire no alla proposta di Mallegni
PIETRASANTA. «Un giardino all’inglese? No, thank you». Rossano Forassiepi, capogruppo del Partito democratico, taglia corto sull’idea dell’amministrazione Mallegni - già bocciata dalla Sovrintendenza e oggetto, come precisato dall'assessore Simone Tartarini, di nuovi confronti - di realizzare un prato modello Hyde Park nella sede della Versiliana devastata dalla tempesta di vento del 5 marzo scorso.
«Ci fa piacere che la Sovrintendenza abbia espresso un parere negativo, in quanto da sempre riteniamo che l’area debba essere rimboschita e che la Versiliana torni ad essere, oltre che un valore paesaggistico ambientale, il simbolo della mostra zona. Certo per decidere come intervenire sarebbe stato auspicabile – continua Forassiepi - che già da tempo si fosse aperto un dibattito serio per capire quali tipi di essenze ripiantumare, anche se sono convinto che la maggior parte dei nuovi alberi debbano essere pini. La Versiliana è un monumento, in ampia parte fatto dall’uomo e come tale deve essere trattato. Perché perderne questo significato e trasformarla ad uso e consumo della moda del momento? Solo per ottenere un facile consenso, di cui magari poi doversi pentire. Purtroppo l’attuale amministrazione sta manifestando un atteggiamento ondivago perché da un lato si annunciano accordi con il Corpo Forestale che dovrebbe fornire un numero importante di piante, oltre ad organizzare patrocinare e forse anche finanziare iniziative come quelle organizzate di recente con annessa cena di finanziamento, ci chiediamo quante risorse da mettere a disposizione per la ricostruzione del parco siano già state raccolte, comunque tante o poche che siano sono sempre risorse che devono perseguire l’obiettivo di rimboschire la Versiliana. Dall’altro lato – precisa Forassiepi - l’amministrazione si sta muovendo per fare qualcosa che poco ha a che vedere con la storia e la natura dei luoghi, il prato all’inglese appunto. C’è qualcosa che non torna, a mio avviso la strada da percorrere dovrebbe essere quella della predisposizione di un progetto all’altezza dell’obiettivo con il coinvolgimento di esperti di botanica, paesaggio e storia, ed andare a bussare alla Regione, sensibile e ben disposta rispetto a questo tema, per ottenere le risorse per consentire la rinascita del parco». (l.b.)
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