Il Tirreno

Versilia

Raptus omicida dopo anni di liti

di Matteo Tuccini
Raptus omicida dopo anni di liti

L’esame psichiatrico su Nicola: quando ha sparato al fratello si è reso conto di cosa faceva. «Ma non ci fu premeditazione»

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VIAREGGIO. Nicola Guidotti si rendeva conto di cosa stava facendo quando ha sparato quattro colpi di pistola contro il fratello Mario. In termini tecnici, era capace d’intendere e di volere. Ma il delitto del Mezzo Marinaio assomiglia più al frutto di un raptus, che non a una decisione già maturata in precedenza. Di conseguenza, resta difficile sostenere l’ipotesi della premeditazione.

L’esame dell’omicida. Sono questi i punti cardine dell’esame psichiatrico su Nicola Guidotti, svolto in carcere dal professor Mauro Mauri, consulente tecnico della Procura di Lucca. Mauri ha svolto alcune sedute con il cinquantanovenne ristoratore viareggino, che il 20 giugno scorso ha ucciso il fratello Mario, 51 anni, dopo una lite al Mezzo Marinaio in Darsena. Gli elementi emersi non vincolano il pm Antonio Mariotti, titolare dell’inchiesta. Che può decidere in piena autonomia sulle contestazioni che verranno fatte all’indagato quando verrà chiesto il processo. Ma la perizia indica una strada ben precisa. Nicola, per quanto provato da anni di tensioni e discussioni - anche violente - con il fratello, era in sé. Viene esclusa, insomma, l’ipotesi di seminfermità mentale. Inoltre vengono confermati i dubbi - già espressi dal giudice per le indagini preliminari - sul fatto che avesse già preso la decisione di uccidere, tesi sostenuta dalla Procura. Per la difesa di Nicola, affidata agli avvocati Riccardo Carloni e Massimo Landi, non si tratta di dubbi ma di certezze: quello del ristoratore fu un raptus. Scatenatosi dopo una lunga sequenza di alterchi per motivi economici: l’omicida accusava il fratello di ammanchi nella cassa del Mezzo Marinaio, dove Mario faceva il cameriere.

La linea della difesa. «La consulenza psichiatrica stilata su Nicola Guidotti dal professor Mauro Mauri, consulente del pm Antonio Mariotti - affermano gli avvocati Carloni e Landi - riconosce il grave quadro patologico ed emotivo in cui si è svolto il gravissimo evento di reato. Scrive il professor Mauri: “Il gesto omicida, occorso in un quadro emotivamente scompensato, sembra la risultante di un logorio durato anni e che è divenuto un’esasperazione, tanto da non permettere al periziando (Nicola Guidotti, ndr) di vedere un’altra via d’uscita in quei momenti”. Inoltre, ritiene Mauri che “... al momento dei fatti, il periziando fosse affetto da una condizione di infermità mentale, tuttavia non tale da ridurre grandemente o da escludere la capacità di intendere e di volere”. Insomma - proseguono i legali - conclusioni molto importanti anche a favore dell’indagato, per inquadrare bene la gravissima vicenda in cui è processo. Peraltro, il professor Mauri afferma che “sulla base del racconto sembra da escludere la premeditazione”». I consulenti della difesa, Alberto Petracca e Roberto Branconi, condividono quanto affermato dal perito della Procura Mauri, ritenendo però che, «al momento del fatto, essendo Guidotti “affetto da una condizione di infermità mentale”, potesse trovarsi ad agire in uno stato in cui la capacità d’intendere e di volere fosse almeno grandemente scemata». Concludono Carloni e Landi: «Alla luce del deposito delle consulenze, è probabile che il processo si avvii a prossima trattazione».

La famiglia della vittima. Secondo l’avvocato Mario Vincenzo Belcastro, che tutela la famiglia di Mario Guidotti, l’assenza della premeditazione non è così evidente. «In questa vicenda - dice - ci sono elementi che fanno dubitare del fatto che si sia trattato di un raptus. Ci sono stati numerosi episodi, anche violenti, precedenti alla lite al telefono che poi ha portato all’omicidio. Quello stesso giorno Nicola viene descritto come molto nervoso e con un atteggiamento insolito. Inoltre, le frasi di cui hanno riferito i testimoni confermano che qualcosa in lui era scattato». L’avvocato Belcastro fa riferimento alla frase detta da Nicola a un proprio dipendente al ristorante Il Capitano: «Mi sa che da ora in poi dovrete fare da soli». E l’altra scena, raccontata da una testimone, su Mario che dice al telefono: «Prendi bene la mira». L’avvocato Belcastro ha consegnato la perizia di parte civile, elaborata da Giambattista Traverso, che si fa forza proprio di questi dubbi.

@matteotuccini

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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