Il presidio
Il PARERE DEL legale
VIAREGGIO. Ñon era difficile ipotizzare che qualche banca avrebbe presentato reclamo nei confronti della decisione del Tribunale di Lucca di avviare al fallimento la Viareggio Patrimonio. Infatti,...
VIAREGGIO. Ñon era difficile ipotizzare che qualche banca avrebbe presentato reclamo nei confronti della decisione del Tribunale di Lucca di avviare al fallimento la Viareggio Patrimonio. Infatti, così è stato. Il primo reclamo, depositato in Corte d’Appello a Firenze porta la firma di Ermindo Tucci, studio legale associato a Lucca, avvocato della Banca del Monte di Lucca. Il presidente della Corte d’Appello - secondo la legge fallimentare - nei cinque giorni successivi al deposito del ricorso, designa il relatore e fissa con decreto l'udienza di comparizione entro sessanta giorni dal deposito del ricorso stesso.
Il reclamo non sospende la procedura fallimentare nelle mani del curatore Donato Bellomo, a meno che a farne espressa richiesta non sia la parte che lo presenta o lo stesso curatore. Nel caso il fallimento venisse revocato la norma dispone che «restano salvi gli effetti degli atti legalmente compiuti dagli organi della procedura». Un passaggio che stringe ancora di più verso l’estrema verifica di ogni passaggio da qui a quando la Corte si pronuncerà.
Battaglia tutta lucchese, quella che si “combatte” in punta di diritto intorno alla decisione del Tribunale di Lucca sul fallimento della Patrimonio. A sostenere i motivi della richiesta di auto fallimento presentata dal liquidatore Marco Marchi è stato l’avvocato Giovanni Iacomini; ad opporsi, il collega Ermindo Tucci. Il quale sostiene che «la società dichiarata fallita è una società “in house”, ossia una società caratterizzata dall’assenza di partecipazione di soci privati ed invece partecipata unicamente da un ente comunale e comunque da un ente pubblico per l’esercizio di servizi di natura pubblica. Su tali presupposti la Viareggio Patrimonio non poteva essere dichiarata fallita». Tucci, nel contestare la sentenza del Tribunale fallimentare di Lucca, scrive: «La società dichiarata fallita ha solo formalmente la veste privatistica di società a responsabilità limitata destinata all’esercizio di un’impresa commerciale, mentre in realtà è una società “in house” che quale “longa mano” degli enti pubblici partecipanti - che a tale esclusivo scopo l’hanno costituita - esercita in regime di affidamento diretto ed esclusivo servizi pubblici essenziali a favore della collettività». Una configurazione - quella di società “in house” - ricorda l’avvocato Tucci - che la stessa sentenza di fallimento riconosce a pieno.
Tucci smonta anche la motivazione per cui non avendo esercitato il Comune il previsto e dovuto controllo analogo sulla Patrimonio, viene meno uno dei tre requisiti per considerarla realmente “in house” a norma di legge. Piano operativo annuale, la cui proposta viene inviata - ricorda il legale della Banca del Monte di Lucca - al sindaco ed al consiglio comunale che devono approvarlo, insieme al lavoro svolto dalla commissione consiliare di vigilanza e controllo sulla stessa Patrimonio, sono tutti elementi che si configurano come quel controllo che i giudici del Tribunale fallimentare (ed il parere dell’avvocato Iacomini) ritengono sia venuto a mancare vi sia, invece, stato.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google