Il Tirreno

Versilia

Maxi-investimenti e niente abusi «Così ci salviamo»

di Matteo Tuccini
Maxi-investimenti e niente abusi «Così ci salviamo»

I balneari chiedono la proroga delle concessioni garantendo spese importanti e il rispetto delle regole

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VIAREGGIO. Un piano di investimenti veri sulle strutture, che duri negli anni. Ma soprattutto il rispetto delle regole. Che si traduce nel chiudere tutti i contenziosi aperti e nel “sanare” gli eventuali abusi edilizi. «Con queste premesse - assicura un professionista del settore che non vuole apparire - il titolare dello stabilimento balneare può chiedere l’allungamento della concessione. Anche di vent’anni». Ed evitare, almeno per il momento, la tagliola delle aste delle spiagge. Che sono vicine, se non vicinissime.

La scappatoia. Il possibile antidoto all’effetto Bolkestein - la celebre direttiva europea del 2006 che impone l’assegnazione delle concessioni demaniali marittime tramite gare pubbliche - è in realtà una norma vecchia di oltre vent’anni: la legge 494 del 1993. Che dà la possibilità al concessionario di chiedere la proroga del titolo sulla base di investimenti già fatti e da fare. È un po’ il segreto di Pulcinella: tutti sanno che c’è, ma nessuno vuole parlarne. Eppure è stato questo uno degli argomenti di discussione principali alla fiera Sun di Rimini, che in questi giorni raduna i balneari di tutta Italia, versiliesi in primis. Le richieste ai Comuni di riferimento, che poi fanno da tramite con i vari enti interessati - dalla Capitaneria di porto all’Agenzia del Demanio - sono già partite. E in qualche caso sembra siano già state accettate. Ma gli interessati, anche in Versilia, smentiscono. L’unica cosa certa è che si tratta di un’iniziativa privata, slegata dalle associazioni: ogni balneare che l’ha portata avanti l’ha fatto di sua spontanea volontà. Del resto dalle stesse associazioni non è mai arrivata comunicazione di una possibilità del genere. Che, almeno dal punto di vista dei concessionari, è un’ancora di salvezza importante. In grado di annullare o quasi gli effetti della direttiva Bolkestein.

I pro e i contro. Dal punto di vista dei balneari sembra l’uovo di Colombo. Ma ci sono dei punti interrogativi. Intanto i tempi e la difficoltà delle procedure. Sono tanti gli enti coinvolti, dal Comune al Demanio e così via: tutti devono dare il loro ok. E poi chi può presentare un piano di investimenti di una certa consistenza? Secondo un balneare di Marina «soltanto un incosciente: nessuno se la sente di investire nel bagno con le aste alle porte». E poi c’è la ferita aperta degli abusi. Qualche anno fa la proposta di riforma delle concessioni firmata dal sindaco di Camaiore Alessandro Del Dotto e dall’avvocato Laila Di Carlo proponeva la linea dura contro i balneari che non rispettano le regole. Con una revoca immediata del titolo in caso di abuso edilizio. Scoppiò un putiferio. E la proposta fu “cassata” dalla maggior parte dei balneari. Insomma, i criteri sono selettivi. Forse troppo.

Gli scettici. «Questa scorciatoia è interessante, senza dubbio - afferma Emiliano Favilla, leader della protesta balneare - anche se non è vero che con questo tipo di richieste di proroga della concessione si evitano le aste: resta in piedi una procedura di evidenza pubblica anche per il concessionario che presenta un piano di investimenti importante. Ma l’elemento che merita interesse è che gli investimenti da fare non devono necessariamente essere enormi. Il periodo di proroga dipende dal piano di rientro. E alla fine le opere costruite restano comunque tue. Se lo farei anch’io? Dovete chiedere a mio figlio... Ma sì, un pensierino ce lo stiamo facendo». Favilla, però, ribadisce che il concetto chiave «è la soluzione del nostro problema con l’addio di ogni progetto di messa all’asta delle concessioni demaniali». Più scettica la posizione del sindaco di Forte dei Marmi Umberto Buratti, uno dei massimi esperti del settore anche per l’attività professionale (è socio del bagno Impero ed è stato rappresentante dei balneari per tanti anni). Anche Buratti era a Rimini, e conosce l’ipotesi messa in pratica da alcuni balneari. «Quella norma del 1993 - afferma - risale a un’altra epoca. E non tutti gli uffici Demanio dei Comuni sono concordi nell’accettare la richiesta di allungamento della concessione». Buratti guarda con maggiore interesse a quanto hanno realizzato in Portogallo, con una procedura di evidenza pubblica delle spiagge e «il diritto di prelazione, che dà la possibilità al balneare di vedere prima il progetto dello sfidante nella gara. Valutando se pareggiare la sua offerta per ottenere l’assegnazione della spiaggia. In ogni caso così non si può andare avanti: gli investimenti sono fermi del tutto o quasi».

@matteotuccini

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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