Il Tirreno

Versilia

Viareggio Porto: dal notaio per partecipare alla gara

di Donatella Francesconi

Quindici aziende guidate da Pasquale Sgrò avranno il trenta per cento nella cordata che vede in corsa un gruppo di cantieri della grande nautica

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VIAREGGIO. Due società, una costituita da una parte consistente dei cantieri della grande nautica viareggina e mondiale e l’altra da una quindicina di società, tutte del settore navale, messe insieme da Pasquale Sgrò. L’appuntamento con il notaio è a breve e la corsa alla Viareggio Porto entra nel vivo mentre si avvicina la data fissata dal Tribunale fallimentare per l’adunanza dei creditori (26 ottobre). Con Sgrò della partita sarà - come annunciato prima dell’estate dal “Tirreno” - anche Stefano Bottai, professionista pisano che è stato presidente della società che ha dato alla luce il porto turistico di Marina di Pisa, oltre che consulente di “Teseco”, società che le 2007 perse - con le altre della cordata - la gara per la privatizzazione della Viareggio Porto. La stessa Teseco che ha poi vinto il ricorso al Consiglio di Stato per la stessa gara, nel 2009.

Il progetto alla base dell’alleanza tra le due cordate made in Viareggio è quello di dotare la città di un porto che abbia il marchio dei cantieri più famosi nel mondo. Una “presentazione” ai potenziali clienti che di per sè sarebbe già una garanzia. Ma che ha bisogno di uno sguardo più lungo, verso una realizzazione ben più ampia di quella che permettono gli interventi possibili su Madonnina e Triangolino. Non necessariamente un nuovo porto a Ponente, per il quale c’è un progetto firmato dall’architetto Alessandro Rizzo e dall’ingegnere Stefano Maestrelli, ma non è escluso. E, comunque, di qualsiasi cosa si tratti l’ipotesi è che - per dare un nuovo volto alla portualità viareggina - servano non meno di cento-centocinquanta milioni di euro». Questo significa che l’operazione della Darsena viareggina - realizzabile solo, così si va dicendo, con il consenso di tutta la città - punta ad attrarre ben altri capitali. Perché - così si va dicendo in queste settimane - «lo sviluppo della nautica a Viareggio non può essere solo un “riprendiamoci gli specchi acquei...”».

Nella cordata che si va costruendo e che è già un bel passo avanti le percentuali saranno così distribuite: 51% al “gruppo” cantieri; non meno del 30% (30-33%) alla quindicina di imprese messe insieme dal Pasquale Sgrò, ed il resto ad aziende che potrebbero scegliere di partecipare ma senza associarsi a questo o a quello. Attirate da quel «progetto di sviluppo» che «dovrà essere condiviso dall’amministrazione comunale e dalla Regione». Nella riunione di qualche giorno fa nella sede del Consorzio Navigo, il cui presidente Vincenzo Poerio (manager Azimut) ha fortemente sostenuto l’idea della corda locale, si racconta di un confronto a più voci «su un sogno».

Capitale sociale del gruppo di imprese locali, intorno ai tre-cinque milioni. Con una “base” di gara che parte dai quattro milioni e ottocentomila euro della proposta concordataria. Anche se radio banchina racconta che la perizia della società, disposta dal Tribunale, potrebbe chiudersi ad una cifra decisamente più bassa. Rendendo la vita decisamente più facile a chiunque voglia concorrere.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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