Il Tirreno

Versilia

Le Ss della Strage di Sant'Anna di Stazzema non saranno processate in Germania

Tiziano Baldi Galleni
Il monumento ossario di Sant'Anna di Stazzema
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Il monumento ossario di Sant'Anna di Stazzema

I tribunali tedeschi non processeranno mai i responsabili dell'eccidio. L’avvocatessa che ha assistito il superstite Enrico Pieri getta la spugna: «Presentare una nuova richiesta di incriminazione sarebbe inutile»

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SANT’ANNA DI STAZZEMA. L’avvocatessa Gabriele Heinecke - legale di Enrico Pieri supersite della strage nazifascista di Sant’Anna di Stazzema- si è arresa. Sconfitta, insieme ai sopravvissuti all’eccidio del 12 agosto del 1944 e ai loro parenti, dal muro invalicabile della magistratura tedesca. In Germania la strage nazifascista con e le sue 560 vittime, non arriverà mai in tribunale. Perché nessuna SS responsabile si è mai seduta, e mai siederà, nel banco degli imputati (la giustizia tedesca non consente processi in contumacia). E gli ultimi tre militari nazisti rimasti in vita sono stati tutti giudicati incapaci di presentarsi in tribunale. «L’unica soluzione per andare avanti sarebbe stata una nostra nuova richiesta di incriminazione presso la Corte d'Appello – ha scritto l’avvocatessa in una lettere rivolta ai due superstiti Enrico Pieri ed Enio Mancini - Ho deciso di non presentare tale richiesta perché sarebbe inutile».

Si mette dunque oggi, per davvero, la parola fine alla possibilità di ottenere, anche in Germaia, giustizia e verità per l’eccidio. Come fu nel 2005 al Tribunale militare di La Spezia, quando vennero condannate all’ergastolo 10 SS del Terzo Reich di Hitler, colpevoli di aver partecipato e essere stati tra i responsabili della strage del 12 agosto del 1944.

L’ultimo episodio di questa ingloriosa vicenda era stato il ricorso – respinto - dalla Procura Generale di Amburgo. Con il quale l’avvocatessa aveva tentato di non far archiviare – per la seconda volta – le indagini della procura. E quindi far aprire un processo, contro Gerhard Sommer, l’ultimo Ss rimasto in vita e, secondo l’avvocatessa Heinecke, anche in grado di presentarsi in tribunale. I contenuti della perizia fatta su Sommer «si potrebbero contestare solo se avessimo delle informazioni attendibili su un comportamento del signor Sommer» ha scritto Heinecke. Infatti l’avvocatessa era stata contattata dal padre di un anziano ricoverato nella stessa casa di cura di Sommer, che gli aveva raccontato che l’ex SS «conversava animatamente con gli altri abitanti della residenza e che partecipava anche alle attività comuni». Insomma, che forse si sarebbe potuto presentare senza problemi in tribunale. Tuttavia la magistratura di Amburgo ha dato fede alle perizie dei medici, che – in base a quanto aveva già rivelato l’avvocatessa - si sono basate sulle dichiarazioni di Sommer (94 anni) e della figlia. «Mi dispiace per voi e per noi tutti che ormai non dovrà più rispondere dei suoi crimini in tribunale – prosegue la lettera. Per motivi politici e morali avrei desiderato che egli non se la cavasse così. Credo tuttavia che la lotta per un’incriminazione in Germania durata ben dieci anni, abbia avuto un suo senso».

Le indagini erano iniziate parallelamente a quelle di La Spezia. In Italia però si è arrivati a processo mentre in Germania solo nell’ottobre del 2012 la procura di Stoccarda ha deciso di archiviare le indagini. Heinecke fece ricorso e l’anno dopo la Corte d'Appello di Karlsruhe annullò l’archiviazione della Procura Generale di Stoccarda inviando l'incartamento alla Procura di Amburgo. Ma anche qui non ha avuto seguito, nonostante l'ultimo potenziale imputato fosse stato un comandante di una delle compagnie della 16ª SS- Panzergrenadier-Division che secondo lo storico Carlo Gentile aveva partecipato coscientemente e attivamente allo sterminio della popolazione attraverso la trasmissione di ordini.

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