Il Tirreno

Versilia

Romanini torna in Versilia: sono sereno

di Matteo Tuccini
Romanini torna in Versilia: sono sereno

In tribunale l’imprenditore accusato di essere il mandante dell’omicidio del cugino. Andrà agli arresti domiciliari a Lido

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CAMAIORE. È arrivato in tribunale a Lucca accompagnato dalla famiglia. «Sono sereno», si è limitato a dire. Per Roberto Romanini, imprenditore camaiorese di 65 anni, era la prima volta in aula da imputato di un’accusa gravissima. E cioè aver pagato un killer per uccidere il cugino Stefano Romanini, 47 anni, freddato sotto casa con quindici colpi di pistola nel febbraio del 2011. Un omicidio avvenuto in pieno centro a Camaiore: per la Procura, fu motivato da pendenze economiche di alcune centinaia di migliaia di euro. E ieri mattina ha preso il via ufficialmente il processo che dovrà dire la verità su uno dei delitti più agghiaccianti della storia della Versilia. Anche se alla sbarra mancano i presunti esecutori.

Ignoti i killer. Questo è un elemento che ha pesato e continua a pesare nella vicenda. A distanza di quattro anni l’unico sotto accusa resta Romanini, che dal canto suo ha già parlato in tribunale dei rapporti difficili col cugino: lo ha fatto in altri procedimenti penali che lo vedevano imputato. Ma Romanini ha sempre ribadito con fermezza di essere innocente, e anzi di aver aiutato il cugino in difficoltà. In più, c’è l’alibi per il giorno del delitto: era a Torino con un agente di polizia municipale.

L’ok definitivo al processo. Oltre alle difficoltà dell’inchiesta si sono registrate quelle del processo. Nel maggio scorso era stato annullato dalla Corte d’Assise di Lucca, perché - fu la motivazione - erano stati violati i diritti della difesa. A cui non era stato permesso di esaminare i bossoli ritrovati in un terreno di proprietà di Roberto Romanini, ritenuti compatibili con quelli dell’omicidio. Ora si riparte, senza eccezioni. Nell’udienza di ieri è stata riformata la giuria popolare, è stato dato incarico a un perito di trascrivere le intercettazioni telefoniche e ambientali - eseguite sin dai primi giorni dopo il delitto - e soprattutto si è dato l’ok a una sfilza di testimonianze. Centoventi i testi, metà dell’accusa e metà della difesa, che saranno chiamati a deporre. I primi quindici verranno ascoltati dalla Corte d’Assise nella prossima udienza del 3 novembre.

Il ritorno in Versilia. Roberto Romanini, intanto, tornerà a vivere in Versilia: i suoi legali Marco Taddei ed Elena Libone hanno ottenuto che gli arresti domiciliari venissero spostati dallo Spezzino - dove l’imprenditore ha una casa - a Lido di Camaiore. Qui Romanini sarà ospite di un amico. È bene precisare che i domiciliari sono stati imposti per un’altra vicenda, quella del sequestro dell’ex socio in affari Loreno Dalla Valle. Vicenda per cui Romanini è stato condannato a sedici anni di carcere nel marzo scorso. Contro questa sentenza gli avvocati Taddei e Libone - che hanno sostituito il collega Maurizio Tonnarelli - hanno già fatto appello. «Il nostro cliente ha bisogno di assistenza continua - dicono i suoi legali - per questo non può stare in carcere».

@matteotuccini

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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