Il presidio
Centotrenta milioni per Gaia
Sono quelli che la società chiede alle banche nel nuovo piano finanziario
VIAREGGIO. Il piano al quale Gaia sta lavorando si potrebbe definire “sperimentale”. Non tanto per la sostanza, di fatto un meccanismo abbastanza tipico nel mondo delle società pubbliche: Gaia investe, i soldi che arrivano dalle bollette restituiscono alla società solo una percentuale annua del costo delle opere realizzate e dunque occorre ricorrere al credito con le banche se si vuole continuare a investire. Quanto per il volume finanziario dell’operazione: 130milioni di euro su un arco temporale pluriennale (2015-2021) per assicurare almeno i 15-20 milioni di euro annui di investimenti necessari ad assicurare il funzionamento dei servizi e dell’azienda.
Tanti soldi. Per la prima volta così tanti a livello nazionale (e non solo) per una società pubblica. Eppure la trattativa con gli istituti bancari già partner di Gaia, Banca Intesa e Monte dei Paschi, va avanti. Proprio l’altro ieri, lunedì, a Firenze, l’ultimo confronto. Nonostante le difficoltà note dell’azienda: l’enorme quantità di debiti della società con i Comuni, l’istanza di fallimento presentata dall’amministrazione comunale di Cutigliano nel pistoiese, l’emergenza tallio a Pietrasanta, le voci di possibili fusioni di Gaia con la società dell’acqua livornese Asa.
L’acqua e le banche. Il colosso da 260mila utenze in 51 Comuni ai quali deve restituire 75 milioni circa di euro, 68 dei quali da recuperare in bolletta (con i conguagli e le partite pregresse) dai cittadini, evidentemente mantiene il suo appeal nei confronti degli istituti bancari. «Anche a fronte di una istanza di fallimento - commenta il presidente della società, Nicola Lattanzi - siamo considerati interlocutori credibili e finanziabili». Banche che già nel dicembre dello scorso anno hanno concesso all’azienda 30 milioni di euro di finanziamenti ed altri 18 milioni come anticipo sul pagamento delle bollette. Cifre che rientreranno, spiega ancora Lattanzi, nell’operazione per complessivi 130-140 milioni di euro per la quale prosegue la trattativa. «L’operazione dello scorso anno - precisa il presidente - è stata il primo passaggio di una strategia più ampia, un’operazione ambiziosa che non ha uguali a livello nazionale».
Perché indebitarsi ancora? La trattativa si potrebbe facilmente leggere come un ricorso all’indebitamento (in questo caso un maxi indebitamento) per tenere in piedi un “carrozzone” che costa molto più di quello che incassa con le bollette degli utenti. Un caso classico in cui l’amministratore pubblico anzichè ragionare con la logica del buon padre di famiglia spende assai di più di quel che può permettersi e alla fine si ritrova non solo pieno di debiti ma costretto a indebitarsi sempre di più per evitare il definitivo tracollo. Ma a prescindere da valutazioni e responsabilità politiche - che ci sono e hanno radici nel passato - sulla non sempre eccellente gestione dei servizi idrici e della depurazione che hanno portato tra le altre cose al maxi debito con i Comuni, questa semplificazione non regge. Anzitutto perché non tiene conto dei meccanismi finanziari della società, come prova a spiegare Lattanzi: «Gli introiti delle bollette non sono ricavi veri ma rimborsi di investimenti che vengono fatti. E per assicurare l’efficienza dei servizi erogati occorrono una media di 15-20 milioni di euro l’anno di investimenti: chi ce li dà questi soldi?». In pratica esiste un “buco” - in termini di disponibilità di risorse finanziarie - da colmare che, il piano finanziario di Gaia approvato dall’Autorità idrica toscana spiega così: «I costi di investimento sono inseriti in tariffa attraverso quote di ammortamento annuali, il gestore per realizzare gli investimenti deve reperire un finanziamento che colmi il gap tra i flussi tariffari in entrata e i flussi di investimento in uscita». In questa logica la soluzione prospettata da Gaia tramite il maxi finanziamento, secondo Lattanzi, è quella che consente di dare maggiore stabilità all’azienda. «Rispetto alla trattativa in corso - prosegue il presidente - io non parlerei di indebitamento ma di un contributo più stabile che ci consentirà il riequilibrio del piano degli investimenti e insieme la stabilizzazione della bolletta».
E le tariffe? Sempre facendo riferimento al piano finanziario di Gaia varato dall’Ait l’impatto della strategia di finanziamento per la quale sono ancora in corso le trattative si tradurrà - come già annunciato nelle scorse settimane - in un 5% annuo medio di rincari per gli utenti tra il 2016 e il 2021. Anche se, assicurano i vertici dell’azienda, «il piano così come predisposto ci consente di dire che le tariffe andranno a stabilizzarsi e dunque non saranno in futuro necessari aumenti così significativi».
Non esiste un piano B. Se il confronto con le banche proseguirà per il verso giusto Gaia andrà a predisporre un apposito bando entro la fine dell’anno o al massimo a inizio 2016. Ma se dovessero andare nel verso sbagliato? C’è un “piano B”? In realtà quello che l’azienda sta percorrendo, è già il “piano D”. E non ha alternative, stando a quanto riferisce Lattanzi. Che intanto sgombra il campo dal tema del taglio dei costi di gestione della società: «Gaia ha tariffe e costi operativi tra i più bassi in Toscana - spiega - ci sono stati dieci pensionamenti ma non abbiamo reintegrato il personale di cui in realtà avremmo bisogno e probabilmente ricorreremo a poche assunzioni: non più di cinque persone, figure che andranno a ricoprire ruolo manageriali a supporto dell’attività della direzione». Poi il presidente spiega come si è arrivati alla strategia del “contributo strutturale” tramite le banche. «Il “piano A” poteva essere l’aumento di capitale, i Comuni soci avrebbero dovuto metterci i soldi o rinunciare almeno parzialmente ai crediti che vantano nei confronti di Gaia ma è una soluzione che non è stata presa in considerazione - spiega - il “piano B” poteva prevedere la riduzione degli investimenti ma i soci hanno detto no. E la stessa cosa è accaduta per il piano C: l’ingresso di un socio privato». A quel punto è rimasta una sola strada: «Abbiamo chiesto ai Comuni soci 6-9 mesi di tempo per chiudere la trattativa molta ambiziosa che abbiamo avviato». Se qualche cosa va storto con le banche, insomma, una alternativa per far tornare i conti di Gaia non c’è. O almeno sarebbe, allo stato attuale, difficile ipotizzarne una. Perciò avanti così in un quadro, comunque, di «complessivo cambio di passo della società» come lo definisce Lattanzi.
Uno sguardo al futuro. Il presidente di Gaia, infatti, lavorando al piano finanziario e in vista nell’assemblea di soci in programma prima della fine dell’anno, ha messo a punto anche altre proposte da sottoporre all’attenzione dei Comuni. A cominciare dalla revisione dei rapporti tra assemblea e consiglio di Gaia. I temi in discussione sono numerosi. E Lattanzi è anche fiducioso nel fatto che «torni finalmente a svolgere appieno il proprio ruolo il socio che ha la quota societaria più alta in Gaia, il comune di Viareggio (al 21,36%, ndr) che a causa del commissariamento è stato è stato praticamente assente negli ultimi 18 mesi».
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