Il presidio
Sale e musei chiusi da mesi ma non si sa bene perché
Villa Paolina è vietata al pubblico ma dentro ci lavorano i dipendenti comunali Il vice sindaco Martina: «Verificheremo se si è trattato di un eccesso di cautela»
VIAREGGIO. Le domande semplici non hanno sempre risposte altrettanto chiare. E così avventurarsi un lunedì mattina dalle parti di Villa Paolina a Viareggio, chiusa ormai da luglio, e imbattersi in una coppia inglese che vorrebbe sposarsi nella sala delle Colonne della villa può rivelarsi insidioso. E non certo perché gli interlocutori parlano poco bene l’italiano.
La villa, le sue sale, i suoi musei non sono accessibili al pubblico. Perché? Si chiedono gli inglesi e qualche migliaio di viareggini. Perché sulle volte dell’ingresso c’è una crepa. Bene. Ma allora perché tutti i giorni sotto quelle volte e quella crepa passano i dipendenti comunali che lavorano in quell’edificio? Non si sa.
Evidentemente c’è chi, in municipio, deve aver ritenuto meno grave il crollo di una volta sulla testa di sei persone anzichè su quelle di un’intera scolaresca diretta al Museo archeologico Blanc piuttosto che a quello degli strumenti musicali Ciuffreda. Ma che in questa valutazione ci sia qualche cosa che non quadra è evidente. Anche all’assessore alla cultura e vice sindaco di Viareggio Rossella Martina che ieri mattina ha rischiato il passaggio sotto gli archi incriminatati per visitare l’edificio. La conclusione? «Anche l’amministrazione vuole capire perché al villa è chiusa - spiega Martina - al nostro insediamento abbiamo trovato certificazioni tecniche che avevano ispirato alla cautela i nostri predecessori e avevano man mano chiuso le varie attività pensando che ci fossero problemi di sicurezza. Io invece voglio verificare se ci siano stati eccessi di cautela e in quel caso saremmo ben contenti di riaprire la villa».
Dove da oggi dovrebbero - sempre a detta di Martina - tornare a lavorare i custodi dei musei chiusi ormai da oltre tre mesi: dipendenti trasferiti, all’insaputa dello stesso assessore (come confermato ieri da Martina) uno all’ufficio ambiente e l’altro in biblioteca.
La visita di Martina alla villa non è stata casuale. Fuori dal palazzo storico, uno degli orgoglio della città, manifestavano di promotori della raccolta firme per la riapertura della villa capitanati dall’ex assessore della giunta Betti Isaeliana Lazzerini. Al suo fianco anche l’ex dirigente comunale che fino a qualche tempo fa si occupava dei musei civici e del palazzo, Pier Nello Martelli, oltre che esponenti dell’opposizione viareggina, a cominciare da Rodolfo Salemi (Fi), e soprattutto cittadini che hanno a cuore le sorti di un pezzo importante della storia e della cultura cittadina. Magari pochi in piazza ieri ma tanti sulla carta: 4.450 persone che hanno firmato la petizione per riaprire sale e musei.
Le disavventure della villa, come ribadito da Martina, cominciano ben prima dell’arrivo della nuova amministrazione e sono addirittura precedenti la dichiarazione di dissesto. La crepa sulle volte dell’ingresso sono oggetto di un sopralluogo nel maggio del 2014 (giunta Betti). Ma a fronte dei rilievi effettuati si ritiene sufficiente puntellare gli archi (il costo dell’intervento è di 7.869 euro) vietando al pubblico solo la sala sovrastante. Il resto dell’edifico resta fruibile e continua ad ospitare per tutto il 2014 mostre, attività didattiche, iniziative culturali. Poi comincia a perdere pezzi fino a quando a luglio se ne decreta la sostanziale inaccessibilità al pubblico con il conseguente trasferimento in altri uffici dei due custodi dei musei.
In carica in quel momento c’era già la nuova giunta, il cui assessore alla cultura ieri ha assicurato: «Abbiamo coinvolto diversi ingegneri per capire quali sono i problemi, se è necessario intervenire o se la chiusura è frutto di un eccesso di cautela. In quel caso saremo ben lieti di riaprila». E in caso contrario? Ci sarà da fare due conti: col dissesto i soldi per i lavori non ci sono e andranno trovati altrove. Ma dove per ora non si sa.
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